Più là che Abruzzi, frammenti in mostra

26 Gennaio 2019

Da oggi al Museo Michetti di Francavilla Eugenio Tibaldi espone una sua idea della regione che parte dal Boccaccio

FRANCAVILLA. Ricoveri di fortuna, miniarchitetture di cartone, interni di precarietà estrema esposti come ready-made, destinati a eterna memoria: il grande arazzo/ archivio degli ultimi, gli esclusi. Storie, sentimenti, il vissuto di un’umanità che non si arrende alla miseria dei tempi e alla marginalità dei luoghi. Derive di un quotidiano sommerso squallido e dilagante che trasmuta in livida meraviglia, nuova estetica (ed etica) del contemporaneo grazie al compito dell’arte.
E’ un pugno allo stomaco, un’assunzione di responsabilità, un racconto “faticoso” al termine (ammesso che vi sia) del quale è vietato andar via indifferenti, la mostra "Più là che Abruzzi" di Eugenio Tibaldi, a cura di Simone Ciglia, nelle sale del Museo Michetti di Francavilla. L' inaugurazione è fissata per questa sera alle 18. La mostra è allestita dalla associazione Humanitas, con partner Villa Maria Hotel & Spa e Comune di Francavilla.
Il progetto si basa sull’analisi del bacino di utenza del bando Abruzzo include, di cui il Comune di Francavilla è stato ente capofila e che prevede un tirocinio retribuito dalla Regione a favore di categorie svantaggiate ai fini dell’inserimento o reinserimento nel mondo lavorativo e nella società. Tra le fasi di articolazione del progetto, la residenza dell’artista sul campo, la ricerca sul territorio regionale delle eccellenze manifatturiere storicamente riconosciute; l’inclusione estetica e la partecipazione attiva della collettività alla creazione artistica; la realizzazione di un catalogo. «Per la prima volta», racconta l’artista Eugenio Tibaldi, «mi sono confrontato con testimonianze dal livello personale molto potente, il racconto di un vissuto normalmente confidenziale ed estremamente privato».
Piemontese di Alba, da tempo intrigato dalle ricerche sui territori periferici (prima di approdare in Abruzzo con il progetto “Xenia”, suo campo di indagine sono stati per alcuni anni i Quartieri Spagnoli e l’hinterland di Napoli), Tibaldi racconta di essersi sentito «incaricato» del dovere di riferire quelle storie che ora rappresentano la trama e l’ordito delle sue installazioni esposte al MuMi: in “Più là che Abruzzi” - citazione dal Boccaccio, ad intendere un senso del lontano, appartato, favoloso - il territorio è valutato come termometro nazionale della questione della provincia intesa come marginalità dai flussi culturali, storici, economici.
«Sono rimasto impressionato e sconcertato dalle risposte ricevute attraverso il questionario proposto», continua Tibaldi. «Questo lavoro è frutto di sinergia collettiva con la comunità di riferimento intervistata. Anche per me è stato faticoso confrontarmi con un vissuto così drammatico eppure un sentimento di appartenenza così sconcertante. Il dato emergente è che nessuno vuole andare via dall’Abruzzo nonostante la condizione di crisi e di precarietà in cui vive. Prima di dirsi disoccupati gli intervistati hanno tenuto a ricordare il proprio livello di istruzione. Perciò ho ritagliato sui quei libri di scuola il profilo delle montagne abruzzesi, di cui tutti si sono detti ammirati. Come pure della visione del mare e della luce riflessa sul paesaggio, qualcosa di imprescindibile da cui nessuno sembrerebbe mai disposto ad allontanarsi».
Perciò un grande arazzo di resistenza – fisica ed estetica - destinato a rompere gli schemi e far guardare il margine con occhi nuovi portando al centro ciò che normalmente non si vede né ha voce. Un progetto che chiama a riscrivere le regole dell’estetica e della socialità per consegnarle ad eterna memoria.
La mostra “Più là che Abruzzi” resterà aperta fino al 10 marzo, ingresso libero, orari: martedì-venerdì 10-12 e 17-20, sab e dom 17-21.
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