Pompei ritrova la sua Cappella Sistina

11 Gennaio 2023

Eros e Mito in affreschi, statue in giardino: la Casa dei Vettii riapre dopo 20 anni

POMPEI. Scene mitologiche, quadri erotici, racconti per immagini. Un tripudio di natura e di cultura per solleticare i sensi e l’intelletto, con un caleidoscopio di colori e di immagini da cui oggi come allora è difficile staccare gli occhi. E poi il giardino, affollato di statue, fontane, cespugli odorosi, giochi d’acqua.
Chiusa al pubblico per quasi vent’anni, eccola in tutto il suo ritrovato splendore la Casa dei Vettii, gioiello tra i più conosciuti e celebrati di Pompei, affascinante per la sua storia e per la raffinatezza dei suoi ambienti, le pitture studiate in tutto il mondo. «Una casa simbolo, una Cappella Sistina di Pompei», sottolinea il direttore del Parco Archeologico Gabriel Zuchtriegel nel giorno dell’inaugurazione con il ministro della cultura Gennaro Sangiuliano. La casa era assolutamente non agibile, pericolante negli spazi esterni e interni. Una squadra composta da archeologi, geologi, ingegneri, architetti, persino esperti di giardinaggio ha non solo ridato splendore alle pitture, coperte da uno spesso strato di cera, erroneamente applicato in passato con l'intenzione di proteggerle e farle risplendere, ma ha anche rimesso in sesto la struttura, adeguandola alle norme sismiche.
Gli scavi che la riportarono alla luce risalgono alla fine dell'Ottocento, ma anche il restauro che si presenta oggi ha radici lontane, studiato dalla metà degli anni Novanta del '900, quando le pesanti coperture in cemento realizzate negli anni Cinquanta cominciarono a mostrare la loro caducità e convinsero il soprintendente di allora a chiuderla in parte per paura dei crolli. Avviato nel 2002 e poi ripreso nel 2016 sotto la direzione dell'allora direttore Massimo Osanna, il cantiere ha impegnato in questi anni decine di diverse professionalità, dunque. Davvero una grande sfida, «nel panorama dei beni culturali uno dei cantieri più complessi e impegnativi degli ultimi decenni», sottolinea Zuchtriegel. Perché c'era il problema strutturale delle coperture, rese ancora più fragili dal terremoto dell’Irpinia. Ma pure le straordinarie pitture erano in pericolo per un restauro fatto in passato, con un strato di cera che avrebbe dovuto farle risplendere e che invece le aveva rese opache, polverose, in alcuni casi illeggibili. Restaurato e riallestito è tornato a splendere pure il giardino circondato dalle colonne del peristilio, dove sono state ripristinate le condotte d'acqua e le piccole fontane. E dove sono tornate le statue, seppure in copia perché si è deciso di proteggere gli originali lasciandoli al coperto in altri spazi espositivi del parco. Tra queste c'è il particolarissimo Priapo che in questo giardino, duemila anni fa, stupiva gli ospiti.