«Porto a teatro orgoglio e passione dei miei ultrà»

PESCARA. Dieci tracce che raccontano il Fabrizio Moro più intimo. E’ “Via delle Girandole 10”, il nuovo lavoro del cantautore romano di origini calabresi che, per la prima volta, ha affrontato un...
PESCARA. Dieci tracce che raccontano il Fabrizio Moro più intimo. E’ “Via delle Girandole 10”, il nuovo lavoro del cantautore romano di origini calabresi che, per la prima volta, ha affrontato un tour teatrale. Tour che si conclude questa sera al Massimo di Pescara. La magica dimensione del teatro farà da cornice agli inediti contenuti nel disco, ma anche a successi del cantautore rivisitati in chiave acustica. La tappa abruzzese riserverà anche un’altra sorpresa ai fan: l’artista incontrerà il pubblico domani, alle 17, al centro di intrattenimento Porto Allegro di Montesilvano per firmare le copie di “Via delle Girandole 10”. L’album si caratterizza per le atmosfere più acustiche e disincantate rispetto ai precedenti lavori di Moro e per le sonorità ricercate che spaziano tra il rock, il folk e il cantautorato in pieno stile anni ’70.
Partiamo dal titolo. Perché ‘Via delle Girandole 10’?
«Con i miei musicisti abbiamo prodotto circa 30 canzoni nell’arco di tre mesi. Tra queste abbiamo tirato fuori le 10 che abbiamo inserito nell’album. Ci trovavamo a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo. Una mattina mi sono accorto che la via vicina allo studio di registrazione si chiamava via delle Girandole e l’unico civico presente era il 10. Ho voluto fare un tributo non al luogo, ma a un determinato momento storico: un periodo della mia vita molto intenso in cui sono successe cose belle e meno belle».
Qual è stata l’evoluzione rispetto al precedente, “L’Inizio”?
«”L’Inizio” è stato un album sperimentale, la gran parte delle canzoni erano idee sonore. “Via delle Girandole 10” l’ho definito il mio album più intimo. E’ molto più acustico, disincantato. Il teatro mi è sembrato il luogo giusto per presentarlo. Abbiamo sempre suonato in contesti come festival e club. Per la prima volta ho provato a raccontare le canzoni. I brani più rock, come “Libero”, sono stati riarrangiati in chiave acustica. La scaletta è composta in gran parte dai brani più intimi».
Il tour si conclude in Abruzzo..
«L’Abruzzo non è stato scelto a caso. E’ una terra che ha sempre risposto bene nei miei confronti. Ci saranno, poi, due settimane di stop prima della partenza del tour estivo. Ma in Abruzzo torneremo sicuramente. Il tour è andato molto meglio del previsto, ci sono state città come Milano e Firenze che hanno risposto come non mi aspettavo, in modo importante. Inizialmente avevo paura di questo tour, mi sono sempre esibito in contesti in cui c’era sempre un biglietto popolare, ma è andato tutto al di là delle previsioni».
Ha dichiarato di aver messo al centro di questo lavoro Fabrizio e i rapporti con le persone che ha stretto negli anni. C’è un brano a cui è più legato?
«Come raccontavo, è stato un periodo molto importante dalla mia vita. Sono successe molte cose che hanno cambiato il mio punto di vista sulla vita stessa. C’è stato uno sguardo più approfondito nei confronti di me stesso, ho dovuto scavarmi parecchio dentro. Tra i brani c’è “La partita”, dedicato a Gabriele Sandri, tifoso della Lazio ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato da un poliziotto qualche anno fa. Avevo chiuso il testo in un cassetto; l’ho tirato fuori quando è morto il tifoso napoletano Ciro Esposito. Si è aperto dentro di me un canale di riflessione ancora più profondo e le parole che mancavano sono uscite fuori in poco tempo. Vengo da un ambiente di ultrà e mi riconosco in una serie di principi e codici d’onore che i veri ultrà applicano al loro percorso di vita. Ho voluto tirare fuori il lato bello e descrivere il mondo di quelli che il calcio lo vivono con passione e orgoglio. E’ lo sport che più si avvicina alla vita e non dovrebbe mai essere accostato alla morte. Ci sono, ovviamente, mele marce, ma come in tutte le cose. Sono poi molto legato a “Tu”, che ho dedicato a mio zio, morto durante la produzione di questo lavoro».
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