«Porto in scena un po’ di me e Ricky tra litigi e amore»

“Figli mariti amanti (Il maschio superfluo)” Simona Izzo in scena «nella Pescara di mio nonno»
di Anna Fusaro
PESCARA
«P. escara è la terra del mio nonno materno, Ruggero D'Amico. Sono molto felice di portare lo spettacolo a Pescara. Adoro l'Abruzzo, adoro Pescara, lì ho molti amici che so mi verranno a trovare e a vedere la mia commedia a teatro». Simona Izzo risponde al cellulare da una camera d'albergo, in sottofondo si sente la voce del marito Ricky Tognazzi, impegnato in un'altra telefonata. La coppia è in tournée con la commedia “Figli mariti amanti (Il maschio superfluo)”, scritta da lei e diretta da lui, che il 4 febbraio andrà in scena a Pescara. L'inossidabile coppia dello spettacolo, insieme da 30 anni e sposata da 20, è anche protagonista della pièce, che vede inoltre nel cast Giuseppe Manfridi e Kiara Tomaselli. Simona e Ricky sono Laura e Riccardo, cinquantenni che condividono vita e lavoro: lei è una commediografa, lui un regista produttore spesso protagonista involontario delle commedie della moglie. «La vicenda inizia di sera e prosegue con l'avanzare della notte all'interno del sofisticato loft, destinato a trasformarsi da dimora accogliente in territorio di scontri e riconciliazioni», si legge nelle note di regia. «Laura e Riccardo, coppia addestrata a battibecchi resi ormai innocui da una consolidata tradizione di schermaglie domestiche, subiscono l'intromissione di una seconda coppia composta da Marco, un vecchio amico, e Francesca, una sua recente e assai più giovane compagna».
Signora Izzo, chi è il “maschio superfluo” del sottotitolo?
È una metafora ispirata a una specie del mondo animale, la rana pescatrice, che divora il maschio, molto più piccolo della femmina, per autoingravidarsi. Io che ho 60 anni e ho vissuto il femminismo vorrei dire alle donne di essere meno crudeli nei confronti del maschio. Sappiate che gli uomini sono in crisi più di noi, e possono sentirsi superflui. Io invece ho bisogno della presenza di mio marito, non saprei vivere senza di lui, ho bisogno di una persona con cui avere uno scambio.
Chi è il suo personaggio?
Laura è una donna che manipola la sua famiglia.Nel senso che se ne occupa. In fondo in ogni famiglia quando c'è un problema spunta una donna, una madre, una nonna, una zia, a cercare di risolverlo.
Quanto c'è di autobiografico in questa pièce?
Mi chiedo sempre dove finisce la realtà e inizia la finzione. Alla fine tutto si mischia. Laura e Riccardo sono una coppia dialettica, vivace, conflittuale. Il conflitto affila le armi, rende la coppia simbiotica, aggressiva, ma viva. Una coppia silente è una coppia finita. La coppia di protagonisti in qualche modo ci somiglia. Inoltre in scena c'è un'altra coppia molto conflittuale, che provoca un'altra grande litigata.
Il maschio di questa coppia è interpretato da Manfridi, autore di cinema e teatro.
Giuseppe è un caro amico e collaboratore. Abbiamo scritto la sceneggiatura di Maniaci sentimentali, film con cui ho vinto nel ’94 il David di Donatello come miglior regista esordiente. In precedenza con me e Ricky aveva scritto la sceneggiatura di “Ultrà”, con cui Ricky ha vinto l'Orso d'argento a Berlino nel ’91.
A proposito di litigate, lei e suo marito discutete più a casa o al lavoro?
Lavoriamo a casa e poi portiamo il lavoro in scena. Perciò discutiamo a casa e in palcoscenico. C’è la mia idea, la sua idea, infine la sintesi, la storia diventa film o spettacolo.
Venite entrambi da famiglione allargate, come vi ponete di fronte al dibattito sulle unioni civili?
Io in realtà vengo da una famiglia tradizionale, mio padre e mia madre sono stati insieme 56 anni, fino alla morte di papà. Ricky invece ha avuto una famiglia molto allargata, e poi anche noi due ci siamo abituati ad allargarci. Nello spettacolo porto questa dimensione. E si parla anche di temi attuali, di coppie con figli gay. Tuttavia ho scritto la commedia un anno fa, quando il dibattito sulle unioni civili era meno vivace. Oggi questo spettacolo riveste una grande contemporaneità. Io sono assolutamente a favore delle unioni civili e delle adozioni, ho perplessità sul cosiddetto “utero in affitto”, ma se fatto per affetto, per esempio da una donna nei confronti di un amico omosessuale, sono d'accordo.
Sul suo lifting ha sentito più cattiverie dagli uomini o dalle donne?
Curiosità più che altro. Ho avvertito il tabù su una donna di 60 anni che si vuole aggiustare all'esterno oltre che all'interno. La nostra è la prima generazione che può farlo, ed è bene mettere a posto un muscolo quando cede. A 20 anni non lo capisco, ma superati i 50 è un diritto e anche doveroso per una donna aggiustarsi, così come per i denti o un ginocchio. Tutto questo parlarne mi dà il senso che la chirurgia estetica sia ancora un tabù. Io lo dichiaro, come dichiaro i miei chili in più, la mia gelosia. Certo, ho una bella pelle che aiuta. Ma quello è un dono, di cui ringrazio il mio nonno di Pescara.
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