«Porto la strada nel teatro che resiste»

20 Marzo 2015

L’attore in scena il 31 al Dei Marsi di Avezzano con “L’importante è non cadere dal palco”

AVEZZANO. Una carrellata dei suoi pezzi migliori, tra Molière e Cecchelin, ma anche battute e personaggi della vita quotidiana. È “L’importante è non cadere dal palco, lezioni di teatro”, lo spettacolo prodotto da La corte ospitale, che Paolo Rossi sta portando in giro nei teatri italiani con il quale martedì 31 marzo alle ore 21 farà tappa ad Avezzano. Il comico salirà sul palco con Emanuele Dall’Aquila, sua spalla da 15 anni, che lo accompagnerà con delle musiche. Protagonisti dello spettacolo saranno poi il teatro e la contemporaneità nel modo che da sempre contraddistingue l’attore: irriverente, rivoluzionario, pirotecnico, incontenibile.

Lo spettacolo che porterà in scena al teatro dei Marsi e in tanti altri teatri italiani ripercorre tutto il repertorio, ma parla anche di episodi quotidiani. Come riesce a “spettacolarizzare” la vita di tutti i giorni?

«La mia è una scuola di pensiero, non si tratta di spettacolarizzazione della la vita vera e propria. Diciamo che attingo dalla vita di tutti i giorni, da quello che mi viene raccontato, dalle storie della strada. È un po’ la scuola di Gaber, di Iannacci... Cerco sempre di fare un tipo di teatro che porta sulla scena non solo il personaggio, ma anche l’uomo e di conseguenza tutto quello che lo riguarda».

Quanto è difficile oggi parlare di teatro a un pubblico sempre più attratto-distratto dalle nuove tecnologie?

«Per me vige sempre quello che diceva Orson Welles “Il teatro resiste come un divino anacronismo”. Il teatro vive da solo, non ha bisogno di nulla e per questo non è necessario far riferimento a un linguaggio particolare. Il linguaggio teatrale è universale. Certo, il teatro può vivere un momento di crisi, non c’è dubbio, ma si riprende. Oggi poi il teatro ha iniziato a coniugarsi con le nuove tecnologie. Penso ad alcuni processi che sono più veloci grazie proprio all’uso dei nuovi dispositivi».

Lei è stato spesso ospite in tv e ha partecipato a molti programmi. Cosa cambia quando si recita davanti a un pubblico rispetto a quando si è davanti a una telecamera?

«Sono due modi diversi di recitare. Molto spesso l’artista viene aiutato dalla presenza di un pubblico in un studio televisivo al quale inevitabilmente poi ci si rivolge. Si cerca sempre di parlare a qualcuno, sia in teatro, sia in televisione, ma in modo diverso».

Il teatro dei Marsi di Avezzano l’ha ospitata varie volte. Questa struttura non fa produzione, ma accoglie sempre grandi artisti. Secondo lei cosa andrebbe fatto per avvicinare di più i marsicani, e non solo, al teatro?

«Dovrei conoscere le problematiche che ci sono dietro per dare consiglio. Riesco a dire la mia se magari mi fermo un po’ di più in un posto, ceno insieme ai responsabili del teatro, faccio quattro chiacchiere con loro. Con un giorno solo è difficile capire la situazione che c’è. Posso dire però con certezza che visto il periodo, per ora l’importante è la presenza di un teatro, attivo e soprattutto frequentato».

Che immagine ha dell’Abruzzo?

«È difficile parlare dell’Abruzzo perché è così diverso, anche se ci sono stato molte volte ho visto sempre tante facce. Sono andato spesso all’Aquila con la compagnia dell’Elfo prima del terremoto e continuo a interessarmi di questa città. Quando qualcuno che conoscono viene all’Aquila gli chiedo sempre se è cambiato qualcosa, e purtroppo sento sempre dire di no. In questo periodo sto lavorando spesso in Romagna e lì i teatri sono nelle tende, la situazione è simile a quella dell’Aquila. Mi sento solo di dire agli abruzzesi di resistere e di guardare avanti».

Tanti cinema chiudono, molti teatri sono occupati e in alcuni i giovani fanno produzioni sperimentali. La cultura oggi in Italia è in crisi?

«La cultura è in crisi da molto tempo. Il periodo berlusconiano l’ha messa ko e purtroppo anche oggi politicamente devo dire che la situazione non è cambiata. Il teatro, poi, ha avuto un duro colpo con la tv commerciale che ha finito di creare problemi. Anche in questo caso mentre la televisione del passato faceva cultura, quella di oggi invece non la fa più. Il teatro in tv prima c’era, oggi lo si vede solo sporadicamente in seconda serata e su pochi canali».

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