Premio Scenario Infanzia a Laura Nardinocchi con “Arturo”

MONTESILVANO. Il Premio Scenario, istituito nel 1987, è uno dei più seri riconoscimenti in ambito teatrale, un osservatorio nato per valorizzare nuove idee, visioni, progetti non ancora diventati...
MONTESILVANO. Il Premio Scenario, istituito nel 1987, è uno dei più seri riconoscimenti in ambito teatrale, un osservatorio nato per valorizzare nuove idee, visioni, progetti non ancora diventati spettacolo. Dal 2006 il concorso bolognese si è arricchito della sezione Scenario Infanzia, che premia i percorsi originali di ricerca di autori under 35 nell’ambito dei linguaggi rivolti all’infanzia e all’adolescenza. Per la prima volta il Premio Scenario Infanzia è stato vinto da un autore abruzzese.
A conquistare l’autorevole riconoscimento la 27enne regista e autrice di Montesilvano Laura Nardinocchi per il lavoro “Arturo”, scritto e interpretato col 31enne collega romano Niccolò Matcovich. Già col primo spettacolo “Pezzi” Nardinocchi ha vinto diversi premi, tra cui il Roma Fringe Festival 2019. Al suo attivo, inoltre, la collaborazione a Pescara col Florian. Arturo, giunto con altri 13 progetti alla finale al DamsLab di Bologna, ha vinto ex aequo con “Casa nostra” di Hombre Collettivo, Parma. Questa la motivazione della giuria: «”Arturo” affronta in modo sobrio e composto il dolore per la morte del padre senza mai scadere nella retorica e riunendo in un’emozione autentica le nuove generazioni e il pubblico adulto. Lo spettacolo ci invita a riflettere sulla figura del padre e a confrontarci col tema della morte, spesso tabù sulla scena e nella vita. Utilizzando un interessante dispositivo drammaturgico, lo spettacolo si modula diversamente grazie all’interazione con gli spettatori e chiede ogni volta ai 2 interpreti di rendere unica e irripetibile la loro performance. Un teatro di verità che, grazie all’autenticità dei protagonisti, rende incerto il confine della rappresentazione». Arturo è nato dalla condivisione dei 2 registi/autori dello stesso dolore, la morte del padre. Da qui l’esigenza di mettersi in scena in prima persona. (afu)