«Preparo un film su Buscetta e Falcone»

Marco Bellocchio all’Aquila Festival: il cinema oggi è un magma
L’AQUILA. «Oggi il cinema è un magma complesso. Ma se ci sono queste iniziative significa che i giovani ancora lo amano e vogliono cercare nuove strade e nuove forme di fare cinema». Marco Bellocchio, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, nel 2011 Leone d'oro alla Mostra di Venezia, ha incontrato, ieri sera, nel capoluogo gli spettatori della rassegna L'Aquila Film Festival. Tra ricordi della città del pre-terremoto e uno sguardo alla nuova cinematografia, passando per il suo ultimo film, “Fai bei sogni”, in questi giorni al cinema, Bellocchio ha anche anticipato qualcosa della pellicola che vorrebbe realizzare nei prossimi mesi.
Qual è per lei il ricordo più caro in Abruzzo?
«Il padre di mia moglie è di San Benedetto del Tronto, vicino all’Abruzzo. Molti anni, d'estate, soprattutto quando nostra figlia era piccola, passavamo lì le vacanze. Sono molto amico, inoltre, di Carlo Crivelli, docente del conservatorio aquilano. Prima del 2009, ero venuto ad ascoltare un suo concerto in centro. Lo ricordo bellissimo. Dopo il terremoto la sua casa è quasi crollata. Questo mi ha colpito molto».
Cosa pensa dell'iniziativa dei giovani ragazzi che la ospitano qui al Festival?
«Sono davvero felice di essere qui. Mi ha invitato il docente universitario Massimo Fusillo e ho accettato di buon grado. Penso che questa, come altre, siano iniziative preziose per la memoria del cinema. Hanno sempre motivi nobili e vanno incoraggiate. I giovani amano ancora il cinema e vogliono scoprire nuove strade e cercare nuove forme di fare cinematografia: questa iniziativa ne è la conferma».
Se dovesse oggi andare al cinema, quali film guarderebbe?
«Ci sono vari autori originali, molto interessanti. Certo per me è più facile parlare di un passato remoto, del periodo in cui ho iniziato. Ma ritengo che ci sia una gioventù cinematografica che con forme diverse da quelle a cui sono abituato cerca di interpretare a proprio modo la realtà. Adesso il cinema non ha più settori: si mescola la politica, al sociale, alle esperienze di vita quotidiana. Un magma complesso».
Ci parli del suo ultimo lavoro, “Fai bei sogni”, ispirato all'omonimo romanzo autobiografico di Massimo Gramellini, arrivato sugli schermi italiani dopo aver aperto la Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes?
«Quando ho letto il romanzo mi è sembrato subito che la storia avesse materia sufficiente per diventare un film. La vicenda di questo bambino che perde la mamma mi ha coinvolto. Il tema lo avevo già attraversato e rappresentato spesso. Ma Gramellini parla di una perdita terribile e della ribellione successiva. Per difendersi da questa sofferenza creerà per tutta la vita figure immaginarie. Ho cercato di rappresentare la sua storia col mio stile».
Ha già progetti cinematografici per il futuro?
«Uno. In fieri. Tra l'elaborazione e la realizzazione, infatti, soprattutto nel cinema, passa molto. Vorrei parlare di un personaggio particolare, un pentito: di Tommaso Buscetta e del suo rapporto con Falcone. Una parte di storia italiana importante, un progetto che esige un impegno e un investimento pesanti, anche a livello economico. Vedremo se sarà possibile portarlo sugli schermi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

