“Proibisco ergo sum”, i diritti civili e i divieti

L’Associazione Coscioni presenta il saggio a Teramo e Pescara con gli autori Gallo e Perduca
«Se una democrazia liberale trasfoa “l’io non lo farei” nel “tu non lo devi fare”, quella democrazia sconfina nello stato etico negando sé stessa»: in questo passaggio della prefazione di Emma Bonino è racchiuso il significato del libro “Proibisco ergo sum”, curato da Filomena Gallo e Marco Perduca per l’Associazione Luca Coscioni (editore Fandango, 170 pagine, 15 euro).
Filomena Gallo – avvocato cassazionista esperto di diritto di famiglia – è il segretario della Associazione, mentre Marco Perduca – già senatore e coordinatore delle attività del Partito Radicale all’Onu – ne guida le attività internazionali.
Il libro sarà presentato dagli autori Gallo e Perduca domani, 13 settembre, a Teramo, al Bar libreria Empatia di via Giannina Milli, alle ore 18.30, e il giorno successivo, venerdì 14 settembre, a Pescara, alla Libreria Feltrinelli (via Milano angolo Trento), alle ore 17.30, per iniziativa della Cellula Luca Coscioni Abruzzo, di cui sono stato il promotore e che ha fra i suoi cinquanta soci fondatori vede professori universitari, avvocati e medici. Fra le più recenti adesioni, quella della scrittrice Dacia Maraini.
I due curatori del libro hanno messo insieme una quindicina di studiosi che in altrettanti brevi saggi raccontano i divieti delle troppe pessime leggi italiane che collocano il nostro Paese agli ultimi posti in Europa in materia di diritti civili e di ricerca scientifica.
I quindici saggi dimostrano come l’Associazione sappia portare avanti – al di là delle sue faticose e spesso clamorose battaglie – anche un ruolo di informazione e di sereno e documentato dibattito sui temi dei diritti civili. Se nelle scuole italiane non fosse stato colpevolmente abbandonato l’insegnamento della educazione civica, penso che questo libro potrebbe avervi un ruolo non marginale.
Dal punto di vista personale, sono rimasto colpito in particolare dai contributi di Gianfranco Spadaccia sull’aborto e di Marco Cappato sul fine vita.
Il primo perché mi riporta alle mie battaglie giovanili di militante socialista e simpatizzante radicale (con doppia tessera come si usava allora). E ricorderà a tutti i lettori di questo bel libro il coraggio con cui prima lo stesso Spadaccia, poi Adele Faccio ed Emma Bonino affrontarono il linciaggio morale ed anche il carcere. Il secondo perché Cappato mi riporta invece alla battaglia sul fine vita, combattuta in questi ultimi 15 anni al suo fianco, dopo il suicidio di mio fratello Michele, malato terminale, che aveva chiesto invano di essere aiutato a morire.
Ed era stato curato con competenza e umanità straordinarie – prima della ricaduta fatale – dal professor Giuseppe Fioritoni, all’epoca primario ematologo dell’ospedale di Pescara, oggi fra i promotori della nostra Cellula abruzzese.
*(giornalista e dirigente
Associazione
Luca Coscioni)

