Quando il contadino Caprò naufragò con l’Utopia

24 Febbraio 2016

Lo spettacolo di Edoardo Oliva sulla strage di abruzzesi da domani allo Spazio Matta di Pescara

PESCARA. La storia è quella dell’incidente del bastimento inglese Utopia, partito il 17 marzo 1891 da Trieste per raggiungere l'America, dopo due soste a Palermo e Napoli, inabissatosi davanti alla baia di Gibilterra. In quel drammatico scontro, poco conosciuto dalle cronache ufficiali, morirono 572 persone: tantissimi italiani e 14 abruzzesi di Faine, in provincia di Chieti. Il protagonista indiscusso dello spettacolo “Caprò”, la nuova produzione del Teatro Immediato che debutta, domani sera alle 21, allo Spazio Matta di Pescara, è un anonimo contadino di fine Ottocento con i suoi conflitti, le sue fragilità, le sue responsabilità, le sue colpe e le sue punizioni.

Nell’ambito del festival “La cultura dei legami” il regista e attore Edoardo Oliva torna a esibirsi sul palco della sua città dopo tre anni trascorsi tra Città Sant’Angelo e Chieti. Il racconto, scritto da Vincenzo Mambella con effetti sonori a cura di Globster, ruota intorno a una piccola vicenda umana che riemerge dal tenero e rabbioso racconto del protagonista, il contadino Caprò.

«Il punto di partenza», spiega Edoardo Oliva, regista dello spettacolo e attore unico sul palco, «è il naufragio della nave Utopia, l’altro Titanic. Ma la vicenda è solo un pretesto per rappresentare il dramma personale di un uomo: non racconteremo dell’incidente né andremo a sviscerare il tema dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti. L’attenzione è puntata su un dramma personale: il contadino è l’archetipo dello smarrimento, della solitudine e dell’erranza, tema di fondo di questo festival, perché il suo naufragio simboleggia il naufragio dell’anima sulla terra. E’ uno spaccato di vita di un’epoca, ma cercando di andare a fondo nei rapporti e nei legami di sangue».

La vicenda di Caprò è quanto mai attuale, visto che la nave Utopia affondò dopo una collisione con il rostro della corazzata Anson, ormeggiata nel porto di Gibilterra. L’impatto è causato da una manovra errata del comandante, favorita dalle pessime condizioni del tempo, nella fase di attracco. L'affondamento è rapido: in 20 minuti morirono 572 viaggiatori di terza classe, perlopiù contadini italiani che nell'emigrazione vagheggiavano una possibilità di riscatto sociale. Caprò è uno di questi.

«Cresciuto», dice Edoardo Oliva, «nell'amore ostile dei suoi genitori e nell'attaccamento viscerale alla sua terra, Caprò vive in assenza di sogni e desideri. La sua vita, sempre ai margini della consapevolezza, si muove per inerzia sul terreno spianato dal gretto modello paterno, scandita dal moto regolare delle stagioni. E quando accade qualcosa che inceppa il suo asettico e protettivo pendolo interiore, una fuga illusoria lo soccorre dall'incapacità di sopravvivere all'imponderabile».

Alla prima di domani seguiranno le repliche venerdì 26 e sabato 27 alle 21 e domenica 28 febbraio alle 18, sempre allo Spazio Matta di Pescara.

Ylenia Gifuni

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