Quando la crisi economica dà spettacolo

“The big short” di Adam McKey in Italia con il titolo “La grande scommessa”
Raccontare la crisi economica del 2008 al cinema si può. Lo hanno fatto Charles Ferguson nel 2010 con il documentario Premio Oscar "Inside Job" o, per citare un caso europeo, Marc Bauer nell'eccellente "Master of the universe", in cui lo spietato broker di una società di investimento si addentra nei misteri della bolla finanziaria per svelarne i retroscena agghiaccianti. E si può fare anche all'interno della spettacolarità mainstream di Hollywood. Si ricordi "Margin call" di J.C. Chandor e "The wolf of Wall Street" di Martin Scorsese, che oggi "The big short", in Italia "La grande scommessa", non può non far tornare alla memoria.
Arduo ma non impossibile per il regista Adam McKey rendere seducente anche per il pubblico la storia tratta dal libro di Michael Lewis "The Big Short - Il grande scoperto", basandosi essenzialmente su una regia dinamica con dialoghi impossibili: subprime, rating, cdo e altro gergo inaccessibile per chiunque non sia un esperto di finanza. Una storia che spiega come nel 2005, ai tempi dei mutui facili, qualcuno avesse intuito l'instabilità del mercato e avesse sostanzialmente deciso di scommetterci contro per trarne ampi margini di profitto. Come qualcuno avesse previso che sarebbe presto arrivata un'apocalisse che avrebbe messo in ginocchio milioni di persone ma ne abbia ugualmente approfittato per arricchirsi. Nessuno dovrebbe avere la coscienza a posto. La poco conciliante descrizione di una società alienata e distorta, tra metafore sportive, consumismo sfrenato e videoclip, non lascia spazio a illusioni.
Molto ammiccante, a tratti agghiacciante, ma anche cinicamente divertente, "La grande scommessa” mescola registri e generi, l'inchiesta e la commedia, Pakula e Scorsese (ma sembra più un David O. Russell) con performance attoriali "bigger than life" (Christian Bale, Steve Carell, bene anche Pitt). Ma è anche un “heist-movie” al contrario. Un "american hustle" mondiale, una truffa o una partita a poker, in cui le vittime dei bluff, della stangata, del colpo grosso ordito con cura e nei minimi dettagli, non è una banca. Siamo noi.
(bea.fio.)