Quarant’anni senza il teatrino di Carosello

2 Gennaio 2017

Il 1° gennaio del 1977 chiuse i battenti il celebre siparietto pubblicitario, un pezzo di costume italiano

ROMA. È storia della pubblicità ma soprattutto del costume, è un pezzo di Italia, archeologia culturale di un paese completamente cambiato che Carosello rappresentava per molti aspetti. Il 1° gennaio di 40 anni fa Carosello - un vero e proprio programma tv con sketch più o meno divertenti seguiti da messaggi pubblicitari - chiuse i battenti e il 3 febbraio saranno 60 anni dall'avvio: l'inizio del 2017 si apre dunque con un anniversario che ha il valore di una macchina del tempo. Ancora oggi, ai genitori di quelle generazioni dell'altroieri può capitare di pronunciare nostalgicamente a figli del tutto inconsapevoli frasi come “a letto dopo Carosello”, ossia poco dopo le 20,30, oggi assolutamente anacronistiche, indicative di quanto abbia inciso nella memoria collettiva. Pensando a cosa è rimasto della seconda metà del nostro Novecento, in termini di storia del costume, certamente c'è anche Carosello. Tutto nacque per effetto di una legge che proibiva la pubblicità all'interno delle trasmissioni. Ecco dunque l'idea di fare uno stacco concentrando le “reclame” ma con una rigida scaletta: un tot di secondi di pubblicità, un tot di citazioni del nome del prodotto, un numero di secondi da dedicare invece all'intrattenimento - musicale o comico - la cui trama doveva essere però estranea al prodotto. Un intrattenimento con firme illustri come Luciano Emmer (considerato l'inventore), Age & Scarpelli, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Sergio Leone, Ugo Gregoretti, Valerio Zurlini, Pupi Avati, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini. Il primo Carosello trasmesso in assoluto fu «Le avventure del signor Veneranda» per il Brandy Stock 84 con la regia di Eros Macchi e Macario protagonista. Nella stessa prima puntata c'erano Shell (sicurezza nel traffico, Giovanni Canestrini parla di: guida a destra o guida a sinistra?), l'Oréal (con Mike Bongiorno), Singer (Quadrante alla moda con Mario Carotenuto) e Cynar (L'arte del bere con Carlo Campanini e Tino Bianchi). In poco tempo divenne appuntamento amatissimo dalle famiglie italiane, simbolo più della tv stessa, del famoso focolare domestico, seppure zeppo di stereotipi a cominciare dalla donna perennemente massaia a pulire la casa.