Quei 400 colpi di Truffaut stasera a Teramo

19 Gennaio 2015

TERAMO. Faire les quatre cents coups, fare il diavolo a quattro. Come il 12enne Antoine Doinel, ragazzino incompreso, figlio non desiderato di genitori distratti, scolaro svogliato che marina le...

TERAMO. Faire les quatre cents coups, fare il diavolo a quattro. Come il 12enne Antoine Doinel, ragazzino incompreso, figlio non desiderato di genitori distratti, scolaro svogliato che marina le lezioni e ciondola per Parigi compiendo qualche furtarello, scappa di casa, finisce in riformatorio, e infine fugge verso il mare, che non ha mai visto. Antoine è il protagonista de “I quattrocento colpi” di François Truffaut (1932-1984), nel 1959 folgorante lungometraggio d’esordio del futuro maestro, all’epoca critico cinematografico dei Cahiers du cinéma e di Arts. Il film è tornato restaurato nelle sale italiane in occasione del trentennale della morte del regista, nella versione originale con sottotitoli in italiano, a cura della Cineteca di Bologna e della sua iniziativa “Il cinema ritrovato. Al cinema”. Stasera “I quattrocento colpi” viene proiettato a Teramo nella multisala Smeraldo nell’ambito della 26ª rassegna d’essai Alternativa Cinema, curata dalla giornalista Anna Fusaro. Proiezioni alle ore 18 e alle ore 21.30. Biglietto 5 euro. Info: 0861 415778, www.multisalasmeraldo.net.

L’opera prima di Truffaut è anche il film che inaugura la straordinaria e innovativa stagione della Nouvelle Vague, di cui è considerato titolo fondativo insieme a “Fino all'ultimo respiro” di Jean-Luc Godard e “Hiroshima mon amour” di Alain Resnais. Inoltre ne “I quattrocento colpi” inizia il sodalizio tra François Truffaut e Jean-Pierre Léaud, interprete di Antoine Doinel, caso unico nella storia del cinema di una serie che segue un personaggio di film in film dall’adolescenza alla maturità sempre con lo stesso attore.

Seguiranno così “Antoine e Colette”, episodio del lungometraggio collettivo del 1962 “L'amore a vent'anni”, “Baci rubati” (1968), “Non drammatizziamo... è solo questione di corna” (1970), “L'amore fugge” (1978). Doinel-Léaud è, infatti, l’alter ego di Truffaut, che già ne “I quattrocento colpi” riprende molti elementi autobiografici: il padre naturale mai conosciuto, la madre assente, gli insuccessi scolastici, la ribellione, il riformatorio, la salvezza nell’immaginario della letteratura e del cinema, l’ansia di libertà, la fuga. Girato in bianco e nero, con uno stile quasi da documentario, il film è un poema libero e autentico sull’adolescenza e la sua solitudine. La dedica è al grande critico francese André Bazin, fondatore dei Cahiers, che chiamò il giovane e ribelle Truffaut a collaborare alla rivista e rappresentò per lui una figura paterna putativa. Del gruppo dei Cahiers facevano parte con Truffaut altri giovani leoni, Claude Chabrol, Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Jacques Demy, Eric Rohmer, che misero fine al cinema di papà. Godard scrisse: «Con “I 400 colpi” François Truffaut entra nel cinema francese moderno come nel collegio della nostra infanzia. Ragazzi umiliati di Bernanos. Ragazzi al potere di Vitrac. Ragazzi terribili di Melville-Cocteau. E ragazzi di Vigo, ragazzi di Rossellini, insomma ragazzi di Truffaut».

Lillino Mastrodicasa

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