Quel bacio di Pacifico nella vecchia Milano

11 Ottobre 2016

Un'aggressione, la perdita della memoria e l'esercizio del ricomporre le proprie tracce attraverso gli indizi del proprio passato. “Ti ho dato un bacio mentre dormivi” (Baldini & Castoldi, 197...

Un'aggressione, la perdita della memoria e l'esercizio del ricomporre le proprie tracce attraverso gli indizi del proprio passato. “Ti ho dato un bacio mentre dormivi” (Baldini & Castoldi, 197 pagine, 15 euro) è il primo romanzo di Pacifico paroliere tra i più raffinati della canzone italiana, cantautore in proprio e già narratore su più pagine, anche se prima di oggi solo con una raccolta di scritti (“Le mosche”).

Quella che Pacifico ripercorre nella nuova prova letteraria è la vicenda di Agostino Sella, picchiato davanti a casa sua durante un'aggressione in apparenza senza spiegazioni e che da quel momento cerca rifugio nelle cose del passato, negli oggetti materiali di un luogo sospeso, come il vecchio magazzino con le cianfrusaglie di famiglia. Pezzo dopo pezzo il puzzle di un'esistenza che si ricompone attraverso le visite di amici, parenti più o meno vicini, ricordi divertenti e dolorosi, strade ed indirizzi di Milano, vecchi amori e vicini di casa, rassicurati dalla sua condizione di vita in sospeso tanto da lasciarsi andare a confidenze imprevedibili.

A fare da ispirazione al romanzo ha contribuito anche la canzone “Boxe a Milano”, che Pacifico ha scritto e che ha poi portato in giro nel corso di uno spettacolo teatrale. Quello di “Ti ho dato un bacio mentre dormivi” è però il racconto di una rabbia diversa, che non fa in tempo a raggiungere i muscoli della schiena e quelli della spalla dai quali monta l'energia per i pugni della boxe, prima di esplodere nel braccio e nella mano. È un racconto di famiglia o di famiglie. «Impieghi la giovinezza a distinguerti da tuo padre, poi ti trovi adulto, magari padre a tua volta, ti guardi nello specchio e hai le stesse braccia magre e riconosci le sue... lo vedi scomparire e ti accorgi di quante di quelle cose che gli rimproveravi o disprezzavi ti si sono incollate addosso».

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