Quelle cose da salvare dopo il crollo

2 Aprile 2020

Un romanzo di Ilaria Rossetti sul Ponte Morandi e la vita che resta

In questo bel romanzo di Ilaria Rossetti, «Le cose da salvare» (Neri Pozza, 202 pagine, 17 euro), ispirato al crollo del Ponte Morandi di Genova (anche se il nome non viene mai fatto) e che ha vinto il Premio nazionale Neri Pozza 2019, c'è appunto un crollo reale e delle macerie, che lasciano ferite e lutti non solo concrete ma anche nell'anima di chi lo ha vissuto, che diventano metaforiche, con un valore esistenziale per tutti i cedimenti, le macerie, le separazioni e perdite che contrassegnano la vita di ognuno e il mondo d'oggi.
Protagonista, con l'io narrante, Petra Capoani, giornalista di una testata locale che deve intervistarlo e raccontare la sua storia, è Gabriele Maestrale, pensionato, ex professore di scienze e matematica che si è rifiutato di abbandonare il proprio appartamento al quarto piano di una palazzina situata proprio sotto lo spezzone rimasto del ponte, prigioniero del passato, di quelle cose tra cui non sa scegliere quelle necessarie da salvare, da portar via, per andarsene. Sono cose materiali, ricordi di tutta una vita, della moglie Elisabetta che lo ha lasciato solo, e proprio per questo pian piano diventano oggetti che rimandano a sentimenti ed emozioni che popolano quelle mura, che quindi diventa sempre più difficile, impossibile abbandonare.
Il tema, naturalmente, è se esiste la possibilità di salvare qualcosa e cosa salvare, fuori ma soprattutto dentro di noi. Come è chiaro sin dalle citazioni, in apertura del libro, di Cristina Campo, Alberto Savinio e dei versi di Amelia Rosselli: «C'è come un dolore nella stanza, ed / è superato in parte: ma vince il peso / degli oggetti, il loro significare / peso e perdita».
Accanto alla vita di Gabriele, con cui nasce una reciproca comprensione e desiderio/necessità di confrontarsi e capire, prende spazio quella di Petra, che ha lasciato un buon posto da manager a Londra per tornare a assistere la madre morta di cancro. Un'altra assenza, ricordi e una mancanza, anche nella sua vita, con una situazione particolare per il padre vedovo, romanzesca ma che ha una sua funzionale ragione narrativa, nel rimandare al passato quando «eravamo proprio dei ragazzi» e all'adesso che «siamo dei vecchietti, ed è troppo tardi».
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