Quest’anno riconoscimenti a visioniari e migranti

10 Settembre 2023

A Micaela Ramazzotti il premio degli spettatori. Coppe Volpi: a bocca asciutta la brava Emma Stone

VENEZIA. Alla fine era un po’ quello che ci si aspettava: a Poor things (Povere creature) di Yorgos Lanthimos va un Leone d'oro su cui tutti, già alla vigilia, erano d'accordo, visto il film originale e visionario che unisce estrema innocenza e grande sessualità (e questo anche grazie a una Emma Stone straordinaria). Vince poi anche il tema della migrazione, che sbanca al Lido con ben tre premi, due dei quali vanno al nostro Matteo Garrone per Io capitano, che si porta a casa il Leone d'argento per la migliore regia (terzo premio per importanza) e il Marcello Mastroianni a un giovane attore emergente, che va all'esordiente senegalese 21enne Seydou Sarr. E non finisce qui. Sempre in tema migranti c’è anche il premio speciale della giuria, che va a The green border di Agnieszka Holland: un racconto, a tinte forti, della sporca frontiera tra Polonia e Bielorussia che mette l'accento sulla violenza perpetrata sui migranti da parte delle guardie di frontiera polacche. Una cosa, quest'ultima, che ha fatto irritare ben due ministri di Varsavia: quello dell'Interno, Mariusz Kaminski e quello della Giustizia, Zbigniew Ziobro. Scelta poi del tutto cinefila quella di dare il secondo premio, il Leone d'argento Gran Premio della Giuria, a un film poetico e anti glamour come Evil does not exist, a firma del giapponese Ryusuke Hamaguchi, già premio Oscar per Drive my car.
Ci sta tutto anche il premio per la miglior sceneggiatura a Guillermo Calderòn e Pablo Larraín per El Conde, dello stesso Larraín, un premio su cui deve aver lavorato molto il giurato argentino Santiago Mitre, mentre i problemi nascono con le Coppe Volpi. Quella femminile è andata a Cailee Spaney, ovvero la Priscilla di Sofia Coppola, moglie bambina di Elvis Presley, preferita incredibilmente a Emma Stone, protagonista eccezionale di Povere creature e anche alla Carey Mulligan da brividi nei panni della moglie del direttore d’orchestra Leonard Berstein in Maestro di Bradley Cooper. Altrettanto incomprensibile poi dare la Coppa Volpi maschile a Peter Sarsgaard per il film Memory di Michel Franco in cui, tra l'altro, la vera protagonista è Jessica Chastain. Una coppa Volpi sicuramente più meritata dallo stesso Bradley Cooper e ancor di più dal luciferino Caleb Landry Jones protagonista di Dogman di Luc Besson. E va detto che Maestro, Dogman e Ferrari sono tra i grandi sconfitti di questa edizione che aveva una giuria presieduta da Damien Chazelle e composta da Saleh Bakri, Jane Campion, Mia Hansen-Love, Gabriele Mainetti, Martin McDonagh, Santiago Mitre, Laura Poitras e Shu Qi.
Comunque Matteo Garrone con Io capitano meritatamente si porta a casa un Leone d'argento, il primo riconoscimento da Venezia, dopo che con Gomorra aveva vinto il Grand Prix speciale della Giuria a Cannes, cinque European Film Awards e sette David di Donatello.
Considerazione finale: peccato per Enea di Pietro Castellitto, trentenne di talento che racconta la sua generazione, cosa rara, e forse anche un po’ peccato per il cinema italiano che con ben sei film in corsa forse meritava qualcosa di più.