Radici, sul palcoscenico irrompe la diversità

Allo Spazio Immediato di Pescara Anzillotti diretto da Oliva dà corpo e voce a tre vite discriminate durante il nazismo
PESCARA. Tre storie di diversità nella Germania nazista. Andrà in scena questo pomeriggio allo Spazio nell’Immediato – Enzo Spirito di Pescara, a partire dalle ore 18.30, “Radici”. Una nuova proposta nell’ambito del cartellone del Teatro Immediato diretto da Edoardo Oliva. Lo spettacolo, con protagonista l’attore e regista pescarese di origine salentina Antonio Anzillotti De Nitto, affronta la tematica della diversità servendosi di monologhi attraverso i quali, si legge nelle note di presentazione, «riaffiorano frammenti di vita dimenticati».
Sul palco tre uomini con i loro vissuti, tre storie collegate in un’opera «dall’intento divulgativo rispetto a un passato che fatica a passare». Un’opera che recupera storie «ancora capaci di generare riflessione su quanto accaduto e quanto accade». “Radici” è uno spettacolo che Edoardo Oliva, come spiega, ha scelto e voluto che fosse rappresentato nello Spazio nell’Immediato «per una serie di ragioni. Innanzitutto, per la bravura di Antonio Anzillotti, che scelsi molti anni fa per un bellissimo progetto ispirato a “Il Castello” di Kafka: una rivisitazione, con il protagonista che incontrava il mondo femminile del Castello. Ebbi modo di apprezzarlo, mi piacque molto il suo approccio al mestiere». Oliva ha incontrato, poi, “Radici” all’Auditorium Petruzzi, qualche anno fa.
«Vidi questo spettacolo in forma di studio e trovai che c’erano cose molto interessanti nei contenuti e nella realizzazione. Mi piaceva questa idea della diversità collocata in un periodo storico, quello della Seconda guerra mondiale e del Nazismo – se vogliamo, ampiamente battuto – che aveva trovato il modo di raccontare in maniera prepotente e delicata» aggiunge. «Quelle portate in scena sono tre storie vere su tre diversità, che non toccano, però, il mondo ebreo. Ed è molto interessante il fatto che si racconti la diversità di quel tempo senza parlare di un mondo che era la sua prevalenza. Pochi sanno, ad esempio, che il Paragrafo 175, che riteneva illegale l’omosessualità, la Germania se l’è portato dietro fino agli anni Novanta. In questo spettacolo ci sono gli omosessuali, c’è la disabilità, c’è uno straordinario pugile, Trollmann, che fu costretto a ritirarsi perché era sinti».
Tre vite diverse, tre forme di persecuzione diverse, cui l’attore presta anima e carne. «Antonio Anzillotti è molto bravo a entrare in queste vite, cercando di raccontarle e di trasporre il concetto della diversità nella contemporaneità. Le radici che sono recise… è come se queste tre differenti vite, attraverso la narrazione, trovassero la possibilità di ricollocarsi in modo diverso, ma sempre con una straordinaria forza».