Raffaello, Tiziano, Reni i capolavori recuperati

Alle Scuderie del Quirinale tutte le opere che Bonaparte rubò
ROMA. La vicenda del monumentale gruppo marmoreo raffigurante la fine di Laocoonte e dei suoi due figli Antifante e Timbreo stritolati da due serpenti marini – copia romana di un originale greco in bronzo conservata nei Musei Vaticani dopo la caduta di Napoleone, responsabile della sua confisca nel 1798 e sistemazione nel posto d'onore del Louvre, a Parigi, dove divenne una delle fonti d’ispirazione del neoclassicismo in Francia – può dirsi paradigmatica del destino comune a una massa di capolavori artistici espoliati dai napoleonici durante le campagne militari in Europa e soprattutto nella Penisola, per rimpiguare il nascente museo universale della capitale francese.
Sono centinaia le opere di grandi maestri italiani dell’arte che si sono accumulate in depositi improvvisati e fortunosamente recuperate al patrimonio culturale pre-unitario grazie alla fama europea dello scultore Antonio Canova, incaricato dallo Stato Pontificio come commissario straordinario delle operazioni di recupero. Al fine di poterle tesaurizzare, valorizzarle in quanto patrimonio collettivo nazionale. Finalmente e consapevolmente. È quanto racconta e mette a sistema, la mostra “Il museo universale. Dal sogno di Napoleone a Canova” a cura di Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce, allestita fino al 12 marzo alle Scuderie del Quirinale (www.scuderiequirinale.it). Una grande mostra per rievocare l'avventuroso recupero del capolavori italiani dalla Francia: da Raffaello a Tiziano, dai Carracci a Guido Reni, da Tintoretto a Canova.
A duecento anni dal rientro a Roma (1816) dei capolavori artistici e archeologici dello Stato Pontificio sottratti dal Bonaparte nel sogno di compendiare l'arte di tutti i Paesi sotto la sua conquista, la mostra mira a celebrare il valore pubblico del patrimonio artistico nazionale. Ricchezza inalienabile che ha favorito l'apertura di musei ancora oggi tra le realtà più significative del Paese, dalla Pinacoteca di Brera (voluta proprio da Napoleone nel 1805) alle Gallerie dell'Accademia di Venezia, alla Pinacoteca di Bologna. In mostra, tra le grandi opere che l'Italia ha corso il rischio di perdere per sempre, vi sono autentici capolavori: il Ritratto di Papa Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de Rossi, di Raffaello, proveniente dalla galleria degli Uffizi; La strage degli innocenti di Guido Reni, considerata uno degli esiti più teatrali del pittore del Seicento, dalla Pinacoteca di Bologna; L'Assunzione della Vergine di Tiziano, dal Duomo di Verona; il Compianto sul Cristo morto di Correggio e la Deposizione di Annibale Carracci, dalla Galleria nazionale di Parma; la Cattedra di San Pietro, del Guercino, dalla Pinacoteca di Cento; il Battista tra i Quattro Santi, opera del Perugino, dalla Galleria nazionale dell'Umbria; il celeberrimo gruppo scultoreo del Lacoonte, il Ritratto di papa Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, dagli Uffizi; tra i capolavori della statuaria classica la Venere Capitolina, dai Musei Capitolini, e il Giove di Otricoli dai Musei Vaticani. Un percorso straordinario dal '500 all'800, ha commentato nell'introduzione alla visita Alessandro Conti, presidente dell'associazione culturale Trifoglio di Chieti: «È raro vedere riunite eccellenze dell'arte italiana in un arco di tempo così ricco. Ci si accorge del valore dei nostri tesori quando se ne riacquista il possesso e si comprende come siano serviti da collante nella definizione di una coscienza nazionale ed europea. Un motivo di riflessione di stringente attualità».