Rapino e il cocciamatte profumano di Strega

“Bonfiglio Liborio” dell’autore abruzzese tra i 12 finalisti
«Chissà, forse Liborio è meno idiota di quel che sembra». È emozionato Remo Rapino e traspare dalla voce: lo scrittore e saggista abruzzese ha appena saputo dal suo editore Daniele Di Gennaro, di essere nella dozzina finalista del Premio Strega con il suo romanzo di debutto “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” (Minimum Fax).
«Mi ha appena chiamato l’editore», conferma dalla sua casa di Lanciano dove l’ex insegnante di filosofia se ne sta serrato, in rispetto delle regole dettate dall’emergenza coronavirus, «era felice, e lo sono anche io, ce lo siamo detto: sarà dura, ma sono contento già così. Ma il protagonista è lui, Liborio. Lui ha inventato il suo linguaggio, io ho solo registrato». Una lingua ruvida e schietta, un idioletto personale costruito sulla parlata abruzzese in cui racconta la sua vita di “cocciamatte” che scorre ai margini della Storia del Novecento, una Storia che lui subisce, osserva, povero stolto del villaggio, e comprende a suo modo. Non se lo aspettava, ripete Rapino, che a 69 anni arriva tra i finalisti del premio letterario organizzato e gestito dalla Fondazione Bellonci universalmente riconosciuto come il premio letterario più prestigioso d'Italia, oltre a godere di una consolidata fama in Europa e nel resto del mondo. «Sono contento», spiega, «perché entra un genere letterario particolare, che si stacca dagli altri per il linguaggio gergale, dove la scrittura coincide con la parlata, espressione di una certa area spiritualista, l’area della marginalità, degli ultimi, un passaggio attraverso la parola dall’ombra alla luce». E viene fuori così che «Liborio forse è meno idiota di quello che sembra», osserva l’autore, «ci insegna, di questi tempi, a dare importanza a cose più umane e vere, a guardare oltre l’apparenza, ci insegna a essere noi insieme agli altri».
A proporre “Liborio Bonfiglio” è stata Maria Ida Gaeta. Ieri, il Comitato direttivo dello Strega, riunito in videoconferenza, ha scelto i 12 candidati all'edizione 2020 tra i 54 titoli di narrativa proposti dagli Amici della domenica. Oltre a Rapino con Liborio: Silvia Ballestra, La nuova stagione (Bompiani), proposto da Loredana Lipperini; Marta Barone, Città sommersa (Bompiani), proposto da Enrico Deaglio; Jonathan Bazzi, Febbre (Fandango Libri) proposto da Teresa Ciabatti; Gianrico Carofiglio, La misura del tempo (Einaudi), proposto da Sabino Cassese; Gian Arturo Ferrari, Ragazzo italiano (Feltrinelli), proposto da Margaret Mazzantini; Alessio Forgione, Giovanissimi (NN Editore), proposto da Lisa Ginzburg; Giuseppe Lupo, Breve storia del mio silenzio (Marsilio), proposto da Salvatore Silvano Nigro; Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza (Mondadori), proposto da Maria Pia Ammirati; Valeria Parrella, Almarina (Einaudi),proposto da Nicola Lagioia; Sandro Veronesi, Il colibrì (La nave di Teseo), proposto dall'Accademia degli Scrausi e Gian Mario Villalta, L'apprendista (SEM), proposto da Franco Buffoni. I libri candidati saranno letti e votati da una giuria composta dai 400 Amici della domenica, ai quali si aggiungono 200 voti di studiosi, traduttori e intellettuali italiani e stranieri selezionati da 20 Istituti italiani di cultura all'estero, 40 lettori forti selezionati da 20 librerie indipendenti in tutta Italia, 20 voti collettivi espressi da scuole, università e gruppi di lettura, per un totale di 660 aventi diritto. La cinquina sarà votata il 9 giugno alla Camera di Commercio di Roma. L'elezione del vincitore il 2 luglio al Museo Etrusco di Villa Giulia e in diretta su Rai3.
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