Remigio: «Dopo 10 anni torno nel mio Abruzzo e l’abbraccio col canto»

4 Febbraio 2023

Il soprano stasera a Ortona in un concerto di beneficenza con musiche del fratello Davide: «Un omaggio a mia madre»

PESCARA. «Sono sempre in giro, ma il ritorno in Abruzzo è la felicità di correre subito a casa, al luogo a cui senti di appartenere. Appena scesa dal treno ho sentito un solletico allo stomaco… Sono diventata troppo sentimentale, non va bene questa cosa, non me la posso permettere perché poi devo andare via».
Ride Carmela Remigio nel raccontare l’emozione all’arrivo alla stazione di Pescara, la sua città. Appena tornata da Amburgo, dove è stata impegnata con l’orchestra Resonanz diretta da Riccardo Minasi nella “Norma” di Bellini in forma concerto (25 minuti di applausi), la bravissima artista lirica abruzzese, nel gotha dei soprani internazionali, ha fatto un salto nella casa milanese per rimettersi subito in viaggio per l’Abruzzo, dove l’attendono tanti melomani, nonché familiari e amici.
Fascino e temperamento, tecnica sopraffina, sensibilità interpretativa, Carmela Remigio, gran signora del belcanto, in Italia e all’estero amata da pubblico e critica, insignita degli autorevoli premi Piccinni e Abbiati, sarà protagonista stasera al teatro Tosti di Ortona di un recital di beneficenza organizzato dal Lions. Proporrà un programma attraente, in cui spicca una partitura del fratello compositore Davide Remigio per la loro mamma, la signora Maria Teresa Maragliano, 86 anni, che sarà in teatro, mentre a casa rimarrà papà Elvio, 96 anni.
Torna a cantare nella sua terra a dieci anni dall’ultimo concerto.
Questo gala vuol essere anche un atto di affetto e di abbraccio alle persone che nella mia regione mi sono care. Ed è un omaggio soprattutto a mia madre, che ha avuto la lungimiranza di farmi avvicinare alla musica e mi ha sempre sostenuto. Mia madre era una sarta, papà un operaio, nella nostra casa la musica classica non era così “normale”. Ma lei ha avuto l’intuizione e la determinazione di offrire a me e mio fratello una strada alternativa, la possibilità di conoscere un altro linguaggio. A 5 anni mi fu regalato un violino, fatto su misura. Mia madre verrà al concerto ma non sa ancora che ci sarà il brano per lei.
Ha pensato un programma accattivante.
È un repertorio anche popolare, un programma di ascolto e facile fruibilità perché mi piace immaginare che sarà presente anche un pubblico che si avvicina per la prima volta a un teatro e questo mi fa felice. Mi sento responsabile di trasmettere l’arte lirica anche a chi non la conosce. Ma la proposta è attraente pure per chi ama l’opera. Ci sarà una parte cameristica, l’Ottocento italiano, con Bellini, Donizetti, Rossini. E un doveroso tributo a Tosti, compositore che reputo molto importante, al quale ho dedicato un disco con la Decca.
Nel ruolo di Donna Elvira a gennaio ha aperto la stagione lirica del Regio di Parma nel “Don Giovanni” di Mozart con la regia di Mario Martone. Cambia qualcosa essere diretta da un regista anche di cinema? Come si è trovata con lui?
Con Martone ho fatto altri spettacoli. Tutta la trilogia mozartiana, “Così fan tutte”, “Le nozze di Figaro” e “Don Giovanni”, ripreso tre volte, al teatro San Carlo di Napoli, al Petruzzelli di Bari, e ora al Regio di Parma, sempre con un grande successo. La regia teatrale è diversa da quella cinematografica e non sempre i grandi registi di cinema sono anche bravi registi di prosa e di lirica. Lui è l’eccezione. Non finisce mai di stupire, lavorare con lui ti arricchisce sempre. Per noi cantanti lirici collaborare coi grandi registi, che hanno sempre qualcosa di nuovo da dirti, significa continuare a crescere.
Nel “Don Giovanni”, che ha cantato 350 volte, è stata spesso anche Anna. In quale dei due caratteri si riconosce?
Dipende anche dal tipo di interpretazione richiesta dal regista. Martone mi ha chiesto una donna passionale, sanguigna, e sicuramente Elvira lo è. Anna è più enigmatica, silenziosa. Io sono un mix tra le due. Personaggi opposti ma complementari, un po’ come tutte le donne. Mozart meglio di chiunque altro ha saputo descrivere l’universo femminile, lui è quasi uno psicologo in musica.
Ortona è anche il suo buen retiro.
Io e mio marito Antonio (il luminare teramano Di Sabatino, professore ordinario e vice direttore di Medicina interna al policlinico San Matteo di Pavia, ndc) abbiamo un posticino isolato dove amiamo trascorrere indisturbati le vacanze, riposandoci e ricaricandoci.
La musica le lascia tempo per altre passioni?
La cucina e i gatti sono il mio hobby. Da brava donna abruzzese mi piace mangiare e mi piace cucinare per gli amici. Da poco ai gatti Amleto e Ofelia si sono aggiunte due gattine, Alcina, come la maga di Händel, e Armida, due maghette. I gatti ci hanno fatto compagnia nel periodo di clausura della pandemia.
Una riflessione finale?
Voglio ringraziare ancora la mia mamma per ciò che ha fatto per noi. Le mamme devono capire quanto è importante dare stimoli ai bambini, devono guidarli per mano verso cose belle e nuove. Portateli a lezione di musica e gli avrete dato la possibilità di scoprire un linguaggio alternativo. Non ha importanza se diventeranno o meno grandi musicisti, ma avranno avuto un’opportunità in più.