Ricchi e Poveri e Feliciano 50 anni dopo

22 Marzo 2021

Il quartetto con il cantante portoricano in una nuova versione di “Che sarà”

ROMA. Dopo la trionfale réunion sul palco di Sanremo 2020 (a 50 anni dalla prima partecipazione al Festival con La prima cosa bella), i Ricchi e Poveri regalano un’altra sorpresa: una nuova versione di Che sarà, a 50 anni dall’esibizione all’Ariston con José Feliciano, nuovamente insieme alla star portoricana.
«Ricantare e riascoltare oggi questa canzone immortale, scritta da Jimmy Fontana e Franco Migliacci, è particolarmente emozionante. Il testo assume un sapore di speranza più che di malinconia se pensiamo ai tempi che viviamo, all’incertezza del futuro e a chi ci ha lasciato», dicono i Ricchi e Poveri. «È stato un onore e una grande emozione» per il quartetto ritrovare José Feliciano, presente nel video, in collegamento dal Connecticut, per rinnovare a distanza uno dei più fortunati sodalizi musicali internazionali della storia. «Tutto può evolversi e cambiare positivamente», dice lo storico gruppo italiano tra i più famosi nel mondo, «la nostra réunion è un esempio di amicizia ritrovata».
Per “la brunetta” Angela Brambati, il brano rappresenta molte cose: «Quando lo abbiamo cantato a Sanremo nel ’71 abbiamo parlato soprattutto agli emigranti che lasciavano l'Italia per trovare fortuna altrove e abbiamo raccontato la nostalgia e l'incertezza del futuro. Quando lo cantavamo in America, gli italiani si alzavano e provavano un'emozione difficile da tradurre. Oggi la canzone è ancora attuale perché quel “so far tutto o forse niente da domani si vedrà e sarà, sarà quel che sarà” racconta la vita, è universale». Per “il biondo” Angelo Sotgiu «questa canzone è fuori dal tempo e appartiene veramente a tutti. Nel cantarla e suonarla Feliciano ha messo la sua grande personalità artistica». Marina Occhiena, “la bionda” tornata «a casa» lo scorso anno dopo aver lasciato il quartetto nel 1981: «Che sarà significa affrontare la vita con fiducia, bisogna crederci». Anche “il baffo” Franco Gatti sottolinea l’attualità del testo: «Che sarà è quello che viviamo con la pandemia. “Sarà quel che sarà” rimarrà per sempre».