Rinasce il Corfinio, il liquore amato da Michetti e dal Vate

30 Giugno 2018

Fausto Barattucci racconta la sfida di riportare alla luce il marchio di famiglia

La formula segreta la conosce soltanto lui.
Fausto Napoli Barattucci sorride mentre versa nel bicchierino quella che può essere definita la sintesi della stessa formula e commenta con orgoglio: «Torniamo ad esportare il Corfinio. I documenti per il brevetto internazionale sono quasi pronti. E’ una storia, anzi, una bella favola che continua».
La bella favola inizia con il trisavolo di Fausto, Giulio Barattucci, che nasce nel 1834 a Guilmi, piccolo comune della provincia di Chieti e, fin da giovanissimo, si dedica allo studio delle erbe officinali raccolte sulle Majella. Il trasferimento a Chieti e dopo vari tentativi, utilizzando in appropriati dosaggi ben 42 elementi tra erbe, semi e radici, eccolo arrivare, appunto, ad una perfetta sintesi di odori e sapori: il Corfinio.
Un liquore di 39 gradi colorato con lo zafferano abruzzese, per dare allo stesso il colore del sole, ed un nome derivante da una località in provincia dell’Aquila, l’antica Corfinium, capitale della Lega italica contro Roma nel V secolo avanti Cristo.
«Il brevetto è datato 1858 e Guido Barattucci», continua Fausto, «è intanto accolto nel famoso Cenacolo artistico abruzzese, composto da Gabriele d’Annunzio, Benedetto Croce, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella e Francesco Paolo Michetti, ideatore e disegnatore delle anfore in terracotta, vagamente ellenico-etrusche, usate come contenitore».
«Fu subito un successo», prosegue Fausto Barattucci, «con un lancio di immagine degno del miglior marketing dei giorni nostri. ll prodotto venne reclamizzato nelle più grandi città italiane dove, per destare curiosità tra i passanti, furono affissi gruppi di manifesti: tre capovolti ed uno nel verso giusto. Poi alcuni uomini-sandwich che, passeggiando tra la folla, pubblicizzavano il liquore, quindi l’acquisto di intere pagine di quotidiani dell’epoca».
L’apertura in via Toledo a Napoli di un piccolo caffè impreziosito dagli affreschi dell’amico Michetti proprio con i soggetti riprodotti sull’anfora, Barattucci non si ferma e apre tre distillerie tra Chieti, Pescara e Napoli. Per lui due mogli e ben 18 figli.
«Nomi che iniziavano con la lettera A per i maschi, la lettera E per le femmine. Sotto il Regno di Vittorio Emanuele II divenne Fornitore della Real Casa con un simbolo che appare ancora oggi sull’etichetta, quindi importanti esposizioni internazionali come quelle di Parigi, Londra, Bruxelles».
Giulio Barattucci lasciò in eredità le sue formule ai figli maschi, ma solo Alceo continuò l’attività e, per oltre un secolo, il Corfinio venne preparato con gli stessi procedimenti, ovvero la trasformazione a caldo, in una industria, prima distilleria in Abruzzo, che divenne sempre più importante grazie all’impegno dei figli Attilio ed Emilio i quali riuscirono a far conoscere tutti prodotti dell’azienda in Spagna, America e Australia.
Lo stabilimento di Chieti fu distrutto nel 1925 da un violento incendio che durò ben tre giorni e portò alla paralisi della produzione ma si ripartì in una nuova sede dove, a riportare in auge il Corfinio ed altre specialità, furono la caparbietà di Attilio e delle figlie Adriana ed Anna, madre di Fausto che ricorda ancora: «La crisi dei liquori dolci e diversi problemi portarono purtroppo alla chiusura dell’attività ma, come detentore dei marchi di fabbrica, dei brevetti e della formula segreta, non potevo certo lasciar perdere tutto. Bisognava ripartire da quel piccolo, grande patrimonio puntando su prodotti di assoluta qualità ma anche valorizzando tutto quanto ha rappresentato nel tempo il nome dei Barattucci affinché possa servire da spinta per il presente ed il futuro».
«Attorno ad un marchio, ad un simbolo, ad un liquore “che racchiude il profumo ed il gusto della forte terra d’Abruzzo” come recita, ormai da oltre un secolo, lo slogan pubblicitario ispirato dallo stesso Gabriele d’Annunzio», spiega Fausto Barattucci.
E c’è anche un libro a raccontare ed illustrare tutta la lunga storia dell'azienda, ricca di eventi e personaggi, nonché la realizzazione, in viale Amendola, di un vero e proprio museo dedicato al Corfinio.
Un museo dove Fausto Napoli Barattucci si muove con orgoglio tra cimeli e testimonianze del passato. Il documento del 1884 firmato da Re Vittorio Emanuele, le bottiglie di fine Ottocento in splendide ceramiche, manifesti pubblicitari, tanti documenti alle pareti a ricordare le esportazioni in America avvenute negli anni Trenta, gli attestati di partecipazione alle fiere di Napoli, Tripoli e Parigi.
Qui le immagini parlano chiaro. Liquore sorseggiato nei migliori caffè di ogni città per il suo gusto forte e di sottile aroma ma anche, magari, proprio perché imbottigliato in quelle eleganti anfore di terracotta disegnate e realizzate dal genio di Michetti.
Un tripudio di abruzzesità e di storia cittadina, insomma.
E si comprende come l’obiettivo di riportare quel marchio oltre i confini nazionali, a distanza di centosessanta anni dal brevetto, ovvero poco prima dell’Unità d’Italia, sia ora per Fausto un obiettivo prioritario.
«Il metodo di distillazione e preparazione è sempre, rigorosamente, quello artigianale», racconta, «ma, presso lo stabilimento di Fara Filiorum Petri, ci si sta comunque attrezzando per aumentare la produzione».
«In Italia», aggiunge, «siamo presenti soprattutto nei negozi di qualità e, solo a Roma, contiamo attualmente su 14 punti vendita».
Intanto ci si sofferma ancora su vecchie foto di una Chieti dei primi anni del Novecento, su borracce intarsiate, bottiglie impagliate, barilotti, statuette in ceramica di personaggi dannunziani, cartoline spiritose e, ovviamente, su una incredibile e suggestiva sequenza di anfore dalle varie dimensioni che hanno conservato il prodotto della manualità e delle alchimie di Giulio Barattucci del quale Fausto appare legittimo e geloso custode.
«Ciò che colpisce parecchio della personalità del mio trisavolo», dice Fausto Barattucci, «è la consapevolezza di quanto possa essere importante, e parliamo di un secolo e mezzo fa, il messaggio pubblicitario. Ecco, quel suo inventare strategie innovative e proporre diversi linguaggi nel lanciare messaggi incisivi appare davvero incredibilmente moderno».
Anche al di là di tutto quanto ha intanto lasciato in bocca il gusto intenso del bicchierino versato all’inizio della conversazione.
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