Ritrovata in Usa bozza autografa di “Se questo è un uomo”

4 Giugno 2016

NEW YORK. Una bozza dei primi capitoli di «Se questo è un uomo» è riapparsa negli Usa. Il dattiloscritto annotato in matita rossa e firmato dall'autore è entrato nelle collezioni del Museo dell'Olocau...

NEW YORK. Una bozza dei primi capitoli di «Se questo è un uomo» è riapparsa negli Usa. Il dattiloscritto annotato in matita rossa e firmato dall'autore è entrato nelle collezioni del Museo dell'Olocausto di Washington, dono delle figlie di Anna Foa Yona, Manuela Paul e Eva Yona Deykin, che l'avevano a loro volta ricevuto dalla madre. Nella primavera del 1946 Primo Levi faticava a trovare un editore. Così spedì la bozza dei primi capitoli alla cugina Anna che viveva in America. Il chimico sopravvissuto a Auschwitz era tornato nella sua Torino «con l'urgenza di raccontare», ma anche in America, nonostante gli sforzi, la sua drammatica testimonianza era rimasta inedita.

«Se questo è un uomo» fu poi pubblicato in poche copie in Italia nel 1947. «”Survival in Auschwitz” è considerato uno dei grandi libri sull'Olocausto assieme al “Diario di Anna Frank” e a “Notte”, le memorie di Elie Wiesel», ha detto un portavoce il Museo washingtoniano usando il titolo che venne dato a “Se questo è un uomo” al momento della prima edizione inglese del 1959, tradotta da Stuart Wolf. Il dattiloscritto entrato nelle collezioni include 10 dei 17 capitoli ed è datato tra inverno e primavera 1946. Levi era stato liberato da Auschwitz dai russi nel gennaio 1945. È morto suicida nel 1987. Anna Foa Yona insegnava italiano al New England Conservatory di Boston. Con il marito e le figlie bambine era emigrata prima della guerra in America per sfuggire al fascismo e alle leggi razziali. «Quando Primo Levi tornò da Auschwitz, scoppiava dalla voglia di raccontare», ha detto Eva Deykin al Washington Post. Sulla difficoltà di trovare un editore, la figlia di Anna ha osservato che «la guerra era finita. Nessuno voleva riviverne gli orrori e gli editori pensavano che sarebbe stato un flop». Anna Yona aveva cominciato a tradurre in inglese il dattiloscritto, ma non aveva avuto fortuna e in seguito «aveva conservato la bozza in un armadio». Alla fine Levi aveva trovato nel piccolo editore torinese De Silva qualcuno che stampasse il suo libro: delle prime 2.500 copie solo 1500 furono vendute, per lo più nella città di Torino. Solo nel 1957, quando Einaudi uscì con la prima ristampa, l'interesse per il dramma di Levi ad Auschwitz tornò a crescere. Il resto è storia.