Rocco, 16 anni e il mare d’Abruzzo per il Campiello

Il ragazzo è tra i 25 finalisti del Premio Giovani «Ho i nonni a San Vito e scrivo di quei luoghi»
di Lalla D’Ignazio
ORTONA
È immerso nella luce del sole che acceca rimbalzando sull’acqua del mare e sui sassi bianchi di una delle spiaggette di San Vito Chietino, la preferita «dallo zio che non sopporta la sabbia», il racconto di Rocco Civitarese, singolare educatissimo sedicenne di Pavia con salde radici abruzzesi e il dono precoce della scrittura bella e intelligente, che corre veloce verso il Premio Campiello Giovani 2016, selezionato tra i 25 finalisti (su 300 partecipanti) scelti da una giuria composta da vincitori/finalisti delle passate edizioni del concorso letterario dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 22 anni, nonché da lettori di case editrici e dal vincitore delle Olimpiadi di Italiano dell’anno precedente.
“Bianca spuma”, questo il titolo, è un racconto di una decina di pagine tutto ambientato sulla Costa dei Trabocchi, nell’Abruzzo delle lunghe eterne estati con nonno Rocco e nonna Antonietta che l’autore adolescente dipinge già come un adulto afferrato da ricordi lontani e vivissimi. Il protagonista è un ragazzo, si chiama Giorgio. Se ne sta seduto su un lastrone di pietra in riva al mare alla Spiaggia dei sassi di San Vito, la scuola sta per finire e lui sembra assorto in pensieri malinconici. Ad un tratto arriva qualcuno, introdotto così nel racconto: «Testa ovale. Caschetto biondo che scende a fontana sulle pareti craniche rasate a zero. Due zaffiri infossati nelle orbite. I denti perfetti, bianchissimi. Due cesoie d’avorio plasmate a suon di centoni da un dentista di Pescara. Air Force bianche. Shorts militari. La maglietta penzola da una tasca. Il torso nudo, un piccolo tatuaggio sopra il capezzolo. E se il fulmine precede il tuono, questa volta è l'ululato a presentare il cane.Mario Niccoli. Il suo Ettore, il suo Vercingetorige, il suo Scar. Lo odia. Lo odia per tutto quello che rappresenta. Per ogni ragazzo che ha mortificato, per ogni grammo di erba venduto ai primini. Lo odia perché vede tutto come un gioco, perché Mario Niccoli è una zanzara troppo furba per essere schiacciata e troppo piccola per prosciugare le vene. Perché Mario Niccoli è mediocre. E invece di rispettarlo come rivale, Giorgio ne è disgustato...». Con lui c’è Alan, altro coetaneo: «Un troglodita di centottantacinque centimetri, spallato, guance infestate di brufoli, due occhietti miopi sempre rossi per il cloro della piscina. Pantaloncini jeans arrotolati sopra il ginocchio ed elastico Intimissimi bene in vista. In corpo ha nove anni di nuoto agonistico. Tredici bronzi, quattro argenti, nove ori nelle nazionali. Ma il suo segreto non sono i muscoli, non gli allenamenti estenuanti, non le taniche di benzina piantate sotto le costole. No. Perché sotto le ossa craniche si annida un cervelletto piccolo e grigio che altro non urla se non: nuota. Nuota come se non ci fosse un domani. Nuota perché gli squali ti mordono i calcagni e stanno per sbranarti. Nuota, e sii lo squalo».
I due vogliono che Giorgio lasci il posto sul lastrone, così, per pura bullaggine. E lo sfidano: chi prima raggiunge gli scogli a nuoto “terrà” il lastrone. Lui si tuffa e nuota, nuota, nuota come un folle e raggiunge lo scoglio, si gira tra gli sbuffi d’acqua e si accorge di essere solo, i due non sono neanche partiti e lo sbeffeggiano dalla riva. «Ha gareggiato contro se stesso, una sfida tutta interiore», descrive Rocco, «e ha emozioni contrastanti, si sente fiero e idiota. Ovvero un adolescente».
Rocco Civitarese studia al liceo classico Ugo Foscolo di Pavia e fa moltissime altre cose, come studiare pianoforte, fare lezioni di francese e inglese con insegnati madrelingua, nuotare, sciare. Ha un fratello di nome Giorgio di un anno più piccolo, la mamma di origini napoletane, Silvana Miranda, insegnante di lettere, il babbo Giuseppe è uno psichiatra psicoterapeuta di Villa Rogatti, frazione di Ortona dove vivono dunque i nonni e dove la famiglia, con tanto di zii e cugini, trascorre, lunghissime stagioni estive.
«Ho nonno Rocco e nonna Antonietta che abitano a Villa e noi li andiamo a trovare spesso, perché sono soli soletti. Io con loro trascorro l’estate, da solo o con i cugini. Quei luogo . ce l’ho stampato nella mente, lo vedo se chiudo gli occhi... i sassi, la barriera di scogli nel mare...» spiega Rocco, che dal gennaio 2015 ha scoperto che la scrittura è il suo respiro. Nel cassetto ha un paio di romanzi. «”Bianca spuma” è ambientato alla spiaggia di sassi di San Vito che è la meta favorita di mio zio che ha una repulsione per la sabbia. Ma scrivo tantissimo, e tutto è sempre ambientato in Abruzzo... La campagna, gli odori: mi viene spontaneo ambientare lì le mie storie».
La scrittura e la voglia di scrivere sono per lui figli della lettura. «Leggo tantissimo, ho sempre letto molto». Letteratura di rango, ben poco “da ragazzi”: «I miei preferiti sono Philip Roth, Niccolò Ammanniti, John Fante – sì lo so anche lui ha origini abruzzesi, ma non mi paragono certo... è un mostro – e poi mi piace Zerocalcare». Qualcosa in comune con i suoi coetanei ce l’ha anche lui... Che tra l’altro ascolta Bach, le ultime novità internazionali accanto a Battisti e Cocciante: «Lo so, me lo dicono chè è roba vecchia (ride), ma io li ascolto volentieri.. .»L’ultima avventura in cui si e imbarcato è un corso di teatro: «Per la conclusione stiamo mettendo su Romeo e Giulietta, mi sta prendendo molto. Non so ancora quale personaggio farò. Quale vorrei interpretare? So solo chi non voglio essere, i genitori, un po’ ottusi, e neanche il prete, che fa casino e basta». E invece da grande vorrai fare lo scrittore? «So che continuerò a scrivere sempre. Sono al corrente di tutte le difficoltà che hanno gli scrittori, mio padre me lo dice in continuazione, vuol dire che affiancherò alla scrittura un altro lavoro che mi farà vivere. Bisogna essere concreti. Ma fare quello che si desidera».
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