Romolo e Remo esorcismi e razzisti americani

1 Febbraio 2019

Il mito fondativo di Roma e del'impero più grande della storia nell’epico, potente e barbarico “Il primo Re”. Da ieri in sala, il film di Matteo Rovere racconta la storia nel 753 a.C. dei gemelli...

Il mito fondativo di Roma e del'impero più grande della storia nell’epico, potente e barbarico “Il primo Re”. Da ieri in sala, il film di Matteo Rovere racconta la storia nel 753 a.C. dei gemelli Romolo e Remo, secondo la leggenda figli di Rea Silvia, discendenti di Enea. Due fratelli legatissimi e soli in un mondo ostile, che sfidano uomini e, con hybris, gli dei. Alessandro Borghi e Alessio Lapice sono rispettivamente il guerriero Remo, insofferente alle leggi divine, e il religioso Romolo, futuro fondatore e primo re di Roma. All’inizio pastori erranti, senza terra né popolo in un mondo selvaggio, tra insidie della natura e tribù feroci. Travolti dall’esondazione del Tevere, sono catturati delle genti di Alba Longa e destinati a scontri in cui chi perde viene bruciato. Quando tocca a Remo, questi insieme al fratello riesce con astuzia a scatenare una rivolta. Da qui inizia il loro viaggio con altri fuggitivi e la vestale Satnei (Tania Garibba) portatrice del fuoco sacro. Scritto da Rovere con Filippo Gravino e Francesca Manieri partendo dalle fonti a cui ha attinto la storiografia moderna (Tucidide e Plutarco soprattutto), “Il primo Re” è recitato in un proto-latino ricostruito da rare testimonianze scritte e parzialmente ricreato con l’aiuto di linguisti, filologi e semiologi dell'università La Sapienza che hanno ibridato ceppi di indo-europeo nei punti mancanti. Effetti digitali al minimo e riprese con luce naturale grazie al talento del direttore della fotografia Daniele Ciprì. Borghi e Lapice, che come tutto il cast hanno recitato in condizioni estreme, si sono esercitati per mesi nel combattimento con lance, spade, mazze chiodate, asce e a mani nude.
Altro titolo di richiamo “Green Book”, candidato a 5 Oscar. Eccellenti interpreti della commedia on the road di Peter Farrelly, ambientata nell’America razzista del 1962, sono Mahershala Ali e Viggo Mortensen: il primo è Donald Shirley, talentoso pianista afroamericano in tour nel Sud; il secondo è il rozzo italoamericano Tony Vallelonga, detto Tony Lip, ex buttafuori che si adatta a fare da autista a Donald. Il titolo richiama la guida “The Negro Moto-rist Green-Book” in uso dagli anni Trenta negli Stati Uniti come vedemecum per i neri, con indicazioni sui motel, bar e ristoranti disposti ad accoglierli. Dopo l’iniziale reciproca diffidenza e qualche scontro, il viaggio nelle regioni più razziste del Paese porterà i due uomini a sviluppare un’autentica amicizia, con il raffinato Don che insegnerà al razzista Tony educazione e rispetto.
Per i giovanissimi ecco il capitolo conclusivo della saga “Dragon Trainer” di Dean DeBlois dai libri di Cressida Cowell. Nel terzo capitolo “Il mondo nascosto” il 15enne vichingo Hiccup e il suo amico drago Sdentato vivono una nuova avventura. Hiccup è ora il capo di Berk e al suo fianco ci sono sempre Astrid e il fedele Sdentato, con i quali ha creato una pacifica coesistenza di uomini e draghi. I vichinghi hanno infatti ormai accettato la presenza di queste creature. Ma la serenità viene turbata prima dall'arrivo del drago femmina Furia Lucente e poi, soprattutto, dall’incursione nel villaggio di Grimmel, famoso cacciatore di draghi.
Per gli amanti dell’horror “L'esorcismo di Hannah Grace” di Diederik Van Rooijen. Un esorcismo si conclude con la morte violenta di una giovane donna. Mesi dopo, la poliziotta Megan Reed (Shay Mitchell), appena uscita dal rehab, facendo il turno di notte in obitorio prende in consegna un cadavere sfigurato.
Uscito ieri anche il documentario francese “Libero” di Michel Toesca, che ha seguito per un anno Cédric Herrou, contadino della Val Roja che offre aiuto, cure e ospitalità agli emigranti che quotidianamente tentano di sconfinare dall'Italia in Francia.
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