Ron Howard: «Dante padre di tutti gli horror»

7 Ottobre 2016

Il regista presenta a Firenze “Inferno”, il terzo capitolo della saga ispirata ai libri di Dan Brown

FIRENZE. «La Divina commedia di Dante è davvero potente. Nel rileggerlo è stato per me come se ci stesse dando una sorta di guida a tutti i film horror che sarebbero venuti, ma anche una visione culturale e politica. La mia idea di inferno? Non poter sfruttare a pieno ogni minuto della mia vita». Parola del premio Oscar Ron Howard ieri a Firenze per presentare, in anteprima mondiale nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio “Inferno” terzo capitolo della serie che ha come protagonista il professor Robert Langdon nell'adattamento cinematografico del bestseller omonimo di Dan Brown (Il Codice da Vinci, Angeli e Demoni). In questo film della saga, in sala dal 13 ottobre distribuito da Warner in 666 copie (numero demoniaco), l'esperto di simbologia (ancora una volta interpretato da Tom Hanks) si troverà però fin dentro l'apocalisse dell'umanità grazie a un virus che potrebbe drasticamente diminuire il numero degli abitanti del mondo. Vera iattura per il futuro dell'umanità per il miliardario cattivo di turno. Come allora salvare il genere umano? Seguire gli indizi legati al personaggio e all'eredità di Dante da Firenze a Venezia fino ad Istanbul. Ma il decifratore di simboli Langdon questa volta parte svantaggiato.

Si sveglia infatti in un ospedale italiano, colpito da una temporanea amnesia. A salvarlo da mille pericoli ci sarà Sienna Brooks (Felicity Jones), una giovane dottoressa che lo aiuterà a recuperare la memoria come a risolvere il mistero. «Firenze» ha spiegato Ron Howard «è una città splendida e diventa nel mio film lei stessa un personaggio. È impossibile trovare un'inquadratura brutta, si vede dappertutto bellezza, mistero ed enigmi». Spiega lo scrittore Dan Brown: «l'idea del libro mi è venuta dopo aver letto una statistica che spiega come l'umanità si sia triplicata nei soli ultimi ottanta anni. Mi sono così appassionato al tema e ho pensato a un modo diverso di affrontare la questione». Anche per uno scrittore di bestseller come Dan Brown c'è un inferno: « quello di scrivere un romanzo a cui non si trova un finale. Mi è successo». Frase cult del film: quella della custode di Palazzo vecchio che di fronte a Landon che presenta, con un certo imbarazzo, la sua troppo giovane dottoressa-assistente come sua nipote dice: «in Italia non c'è bisogno di dire che è sua nipote».