Rosa e Amara migranti di ieri e oggi s’incontrano a teatro

26 Febbraio 2016

PESCARA. Rosa e Amara. Due donne forti, vissute in epoche diverse. Rosa è siciliana, partita dalla sua terra con un fagotto i primi del Novecento con la speranza di ritrovare suo figlio negli Stati...

PESCARA. Rosa e Amara. Due donne forti, vissute in epoche diverse. Rosa è siciliana, partita dalla sua terra con un fagotto i primi del Novecento con la speranza di ritrovare suo figlio negli Stati Uniti. Amara è una giovane eritrea dei nostri giorni, che lascia il suo Paese spinta dall’amore, in cerca di una vita migliore. Il porto di Palermo è il punto di partenza per Rosa, il punto di arrivo per Amara. Sono le protagoniste di “Rosamara, storie di donne migranti”. Il nuovo spettacolo della rassegna Musica e Società, organizzata dall’Orchestra Femminile del Mediterraneo e dalla Fondazione Dean Martin, andrà in scena martedì 1° marzo, alle 21, al Teatro Massimo di Pescara in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti del Migrante.

Sul palco, l’attrice e cantante italo-somala Saba Anglana e la pescarese Tiziana Di Tonno. Uno spettacolo speculare, declinato al femminile, dove i monologhi e gli stati d’animo sono impreziositi e intervallati dalla presenza di un terzo protagonista: il mare, “interpretato” dall’Orchestra Femminile del Mediterraneo diretta da Antonella De Angelis. Due donne che si trovano, a distanza di un secolo, a vivere le stesse difficoltà, in un toccante testo scritto da Roberto Melchiorre.

«Rosa lascia la Sicilia, a cui è fortemente attaccata, per mettersi in cerca del figlio, negli Stati Uniti», racconta Tiziana Di Tonno. “Arrivata in terra straniera, dovrà difendersi davanti a chi non crederà che una donna sola sia riuscita ad affrontare un viaggio del genere. Mi piace il suo carattere forte e un po’ mi rappresenta. Mi sento molto legata al mare, un amico che rappresenta la mia sfera emotiva. Inoltre, Rosa rievoca la storia delle donne della mia famiglia».

Saba Anglana è Amara, nome che racchiude un duplice significato. «E’ un nome tipico del Corno d’Africa e, nello stesso tempo, richiama la parola amaro. E’ strabica e ci sono credenze ataviche per cui questo tipo di handicap viene considerato foriero di sventure. Trova nell’amore la sua ragione di vita, il motore che la spinge a superare tutte le sue paure» spiega l’attrice. «E’ importante, in questo momento storico, parlare dell’Eritrea, perché la drammaticità della situazione viene sottovalutata. La gran parte della gente che viene dal mare è eritrea. Questo Paese è dominato da un dittatore che ha represso ogni libertà, e sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia, legato alla carestia e alla siccità». Quella del Migrante è solo una delle giornate dedicate alla tematica dell’emigrazione, spalmate lungo l’intero anno. Per Saba «più se ne parla, meglio è, ma può essere un’arma a doppio taglio. Tutti hanno gli occhi puntati su Lampedusa e questo mare che vomita esseri umani. Ci fanno credere che vogliono rubarci il futuro. Bisognerebbe parlarne in modo non retorico». I fondi raccolti saranno devoluti all’associazione I Colori della Vita, per l’acquisto di parrucche tricologiche e reggiseni post-operatori da donare a donne in chemioterapia.

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