Rosati presenta “Greta e le favole vere”: «Un film alla Disney tutto italiano»

27 Luglio 2026

Parte del cast sarà presente alla prima proiezione in sala, domani alle 20.45 a Spoltore, per incontrare il pubblico e raccontare una storia fantasy dal messaggio ambientalista, firmata dall’abruzzese Carboni

PESCARA. Un Walt Disney tutto italiano. Greta e le favole vere di Berardo Carboni uscirà nei cinema italiani il 6 agosto. In Abruzzo sarà presentato in anteprima al cinema Arca di Spoltore domani sera alle ore 20,45. In sala parte del cast, oltre alla protagonista, Sara Ciocca, anche l’attore Darko Peric (Helsinki nella Casa di Carta) e l’attore pescarese Federico Rosati, che al Centro racconta la sua lunga amicizia con il regista Carboni e «la straordinaria capacità di Berardo di dirigere personalità tanto diverse tra loro».

Nel film una talentuosa Sabrina Impacciatore nei panni della “cattiva”, affiancata da Peric, insieme a Raoul Bova, Donatella Finocchiaro e Federico Cesari. Il film racconta la storia di Greta, una bambina di dieci anni ispirata da Greta Thunberg che, insieme all’amico Sauro, libera un cucciolo d’orso. Inseguiti dai bracconieri, i due piccoli partono per un avventuroso viaggio per riportare l’animale al sicuro».

Ci riusciranno?

«Non posso svelare il finale, ma posso dire che è un primo tentativo di fare un film alla Walt Disney. È un family dove il cattivo non è cattivo fino in fondo».

Un film che piacerà soprattutto ai più giovani.

«Sicuramente catturerà i più piccoli. Siamo stati al Giffoni Film Festival qualche giorno fa e tutti i bambini presenti mentre vedevano il film piangevano, ridevano, era un insieme di tenere emozioni. A ogni scena importante applaudivano, è stato meraviglioso».

Questo film contiene un messaggio preciso?

«Trasmette sicuramente un messaggio importante, quello dell’ambientalismo».

Che ruolo interpreta lei?

«Il mio personaggio, Miché, è un cantante disilluso, che scappa da Moscufo per cercare successo».

L’Abruzzo torna sempre con Carboni e con lei.

«Spesso cerco di infilare l’Abruzzo e il suo dialetto nei film perché sono stufo di sentir parlare pescarese o abruzzese da attori che sono di altre regioni, alla fine non rende mai veramente. Con Carboni quindi abbiamo pensato di omaggiare in questo modo la nostra regione».

Tornando a Miché, chi è all’interno della storia? Che legame ha con Greta?

«Miché è legato a Greta da un vincolo di parentela, è il cugino del padre (Raoul Bova, ndr), che va a Roma da loro in cerca di un’ispirazione: creare la canzone che lo porterà al successo. Per tutto il film quindi ci saranno note strimpellate, parole cantate con uno stile tutto suo, che è però una copia del suo mito, ovvero Johnny Depp».

È successo anche a lei di avere un’icona?

«Da bambino, quando ancora non sapevo di voler fare l’attore, rimasi affascinato dal frontman di una band di Pianella dove suonava mio cugino, era uguale a Vasco Rossi solo che parlava in dialetto (ride). Da questo ricordo ho iniziato a interpretare Miché».

Nel film Miché riesce ad ottenere quello che vuole?

«Alla fine riesce a comporre la sua canzone. Che poi è la canzone del film cantata proprio da me e da Frida Bollani».

Ma Miché è importante all’interno della trama per un motivo ben preciso. Possiamo svelarlo?

«Certo. Miché fa scoprire ai due bracconieri dove viene nascosto il cucciolo di orso che nel frattempo Greta ha portato via. Quindi, torna il fantasy alla Walt Disney dove i buoni non sono del tutto buoni, ma neanche cattivi, perché il mio personaggio, che vuole un mondo di bene alla nipotina, si rende conto del gesto terribile che ha fatto e cercherà quindi di rimediare».

E come?

«Insegnerà a Greta a credere nei sogni».

Il suo rapporto con Berardo Carboni risale a vent’anni fa con il film indipendente Shooting Silvio.

«In realtà con Berardo ci conosciamo dai tempi delle scuole, voleva fare il regista già all’epoca. Gli voglio un gran bene. Abbiamo iniziato con i film indipendenti venti anni fa, tra i quali Shooting Silvio. Ha una grande capacità, alla Sorrentino, di amalgamare attori con personalità differenti l’una dall’altra. Riesce a entrare dentro l’animo degli esseri umani e portarli dove vuole lui con naturalezza. Disegna su di loro il personaggio. Solo i grandi registi sanno fare questo».

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