Rosato: sto correndo una bella tappa della vita

14 Maggio 2022

Il poeta, critico e saggista di Lanciano si racconta: «Oggi mi vengono versi sempre in dialetto, quello della mia infanzia»

LANCIANO. «Mi sento un irregolare e un abusivo, sono andato oltre la durata della vita media, considero i 90 anni un traguardo volante augurandomi che non sia l’ultimo». Il poeta, critico e saggista Giuseppe Rosato (Lanciano, 1932) scherza sul suo compleanno in arrivo oggi, 14 maggio, e pregusta con piglio scherzoso la festa di musica e parole organizzata per lui dal figlio Paolo al teatro Fenaroli con amici artisti (programma nell’articolo a corredo), oggi con inizio alle 18. «Io», dice, «siederò in platea a fare lo spettatore, spero non addormentato come ha scritto Flaiano (continua a scherzare citando il libro “Lo spettatore addormentato” dello scrittore pescarese suo amico stretto, ndr) e alla fine potrei salutare il pubblico» anticipa al Centro in una breve ma vivace conversazione telefonica.
Giuseppe Rosato, una splendida vecchiaia. «Direi, scherzando, che sto vivendo da corridore ciclista, sto correndo una tappa, la vita, disseminata di traguardi volanti prima di arrivare all’ultimo. Considero i 90 anni un traguardo volante augurandomi che non sia l’ultimo. A parte gli scherzi so bene che novant’anni anni non sono uno scherzo. Lo diceva bene Ungaretti, “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Lo ha scritto durante la prima guerra mondiale, per quanto anche adesso se scoppia la guerra saltiamo tutti insieme con gli alberi e le foglie. Mi sento ovviamente in uno stato di provvisorietà anche perché 90 è una misura oltre la durata media della vita stimata per i maschi attorno agli 83, 84 anni. Mi sento perciò non solo un irregolare ma un abusivo! Ma sto bene, la testa funziona e da un po’ di tempo scrivo delle cose soprattutto in dialetto. Mi vengono in mente versi già quasi composti e già pronti ma in dialetto. È un altro segno non proprio positivo, la riconiugazione della mia infanzia, quando nel mio paese tutti parlavano in dialetto. E anche io». «Nella vecchiaia continua Rosato, «sto riassaporando certi detti e parole del parlato dialettale. Che segno è , Jolanda, lo lascio dire a te. La riconiugazione è un po’ la conclusione, ma vabbè non ci pensiamo adesso, facciamo finta che sia veramente una tappa volante, un traguardo intermedio prima della fine della corsa. E al centesimo traguardo faremo una grande festa».
Non ultimo il ricordo affettuoso della breve (giusto quattro numeri) ma promettente avventura de “L’Ermenegildo, pettegolezzo e cultura”, quattordicinale di stampo satirico su fatti d’Abruzzo in uscita il venerdì e distribuito in edicola, realizzato sul finire degli anni Ottanta insieme a giovani intelligenze riunite nella sua abitazione di Pescara. E con dentro anche le sue vignette «Perché nella vita», chiude gagliardo «ho fatto pure il vignettista fin dai tempi del liceo, per Il Travaso».