Roseto ricorda il combattente Pierantozzi

Sabato 23 aprile la sua figura verrà celebrata con una giornata di studi e una targa affissa sul lungomare cittadino
Cento anni fa a Roseto degli Abruzzi nasceva Libero Pierantozzi, combattente nel Cln (Comitato di liberazione nazionale), giornalista, dirigente politico comunista, uomo di cultura e del dialogo con il mondo cattolico, amico di Palmiro Togliatti come di Giorgio La Pira, acuto e lungimirante interprete della “svolta” comunista di Salerno come del Concilio Vaticano II. Sotto la direzione Togliatti fu vice redattore capo di Rinascita, la rivista culturale del Pci, e scrisse anche sulle colonne de L’Unità. Pierantozzi fu un attento vaticanista e per entrambe le testate seguì i lavori del Concilio Vaticano II e i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI.
La sua complessa e ricca figura di intellettuale e militante sarà ricordata e celebrata nella sua Roseto con una giornata di studi sul dialogo organizzata dal Comune per sabato 23 aprile; inoltre la giunta guidata dal sindaco Mario Nugnes farà apporre una targa sul largo già a lui intitolato sul lungomare rosetano.
Libero Pierantozzi, morto improvvisamente d’infarto a Velletri nel novembre 1976, era profondamente radicato nella sua terra, suo padre Giovanni era stato il primo sindaco socialista dal 1920 al 1922 di Montepagano, di cui l’allora Rosburgo era frazione.
Tra gli artefici dell’iniziativa lo storico camplese Roberto Ricci, docente di storia e filosofia nell liceo classico Melchiorre Delfico di Teramo, componente a Roma del gabinetto del ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi. Ricci, che ha dedicato più di una pubblicazione a Pierantozzi, ha ricevuto da Irma Mykkanen, compagna di Libero, l’intero suo archivio: diari, manoscritti inediti, riviste, documenti, articoli, lettere, tra cui il carteggio epistolare con il cattolicissimo La Pira, padre costituente e “sindaco santo” di Firenze.
Libero Pierantozzi, ha scritto Roberto Ricci recentemente, «appartiene ormai alla memoria collettiva dell’Abruzzo, di Roseto e più in generale alla storia della Guerra Fredda, ai coraggiosi tentativi del suo superamento da parte di alcuni pionieri del “dialogo” tra cui Libero, specialmente tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo trascorso». Il dialogo ha ispirato il pensiero e l’azione del grande rosetano, sia che si trattasse del mondo cattolico, che lui ha contribuito non poco a comprendere, sia che si trattasse della contrapposizione tra i blocchi, «quando in Italia culture e ideologie profondamente diverse si affrontavano in maniera serrata, così la sua figura rimane importante nel clima di forte scontro politico di allora e più propriamente nel “dialogo” tra comunisti e cattolici del secondo dopoguerra».
Libero Pierantozzi fa la sua scelta antifascista già nel 1938, mentre frequenta ad Assisi il Convitto nazionale, per entrare poi nel Partito comunista clandestino nel 1942 e arruolarsi nel Corpo di Liberazione Nazionale per combattere i nazifascisti. Mentre risale l’Italia con le forze del Cln trasmette le sue cronache giornalistiche per le prime radio liberate, Radio Bari e Radio Napoli. A Teramo è ideatore e direttore de La Riscossa. Quando si trasferisce a Milano per frequentare il Politecnico Libero lavora nella Federazione come giornalista della Voce comunista. Poi Roma all’Unità e a Rinascita. Dalle colonne del quotidiano del Pci darà un contributo fondamentale alla conoscenza del mondo cattolico. Nel 1962 segue per Rinascita i lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II e in seguito i primi convegni tra marxisti e cattolici, a Monaco nel 1966 fino a Salisburgo nel 1969. La sua opera più importante è I cattolici nella storia d’Italia, pubblicata nel 1970.
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