Ruggiero, violoncellista con L’Aquila nel cuore

14 Settembre 2017

Il maestro in tournée in Ungheria e Brasile: «La colonna sonora della mia città oggi è il silenzio»

L’AQUILA. II concertista e produttore aquilano Pierluigi Ruggiero è rientrato in Italia da una tournée a Budapest dove ha incontrato molti esponenti del mondo culturale ungherese come Tibor Boganyi, Andrea Rost, Aron Sipos, Laszlo Goz, Roby Lakatos ed è stato invitato come unico artista italiano alla prima mondiale del film documentario ungherese “Bartok”. Dopo aver chiuso anche importanti accordi culturali con l’Ambasciata dell’Azerbaijan e quella d’Italia della capitale magiara per il 2018, lo abbiamo incontrato per sapere qualcosa in più sulla sua carriera di abruzzese nel mondo.
Maestro, com’è iniziato il suo percorso musicale?
All'età di 9 anni i miei genitori mi regalarono un violoncello che da allora fa parte del mio dna. Diplomato a Roma, nel 2003 vinco una borsa di studio all’accademia Liszt di Budapest, dove mi sono laureato in violoncello e musica da camera. A Budapest ho avuto modo di entrare in contatto con personaggi di calibro mondiale tra i quali amo ricordare Roby Lakatos, il re della musica tzigana e uno dei più grandi violinisti al mondo.
Lei è nato all'Aquila, 42 anni fa: cosa prova quando torna in questa città?
Torno sempre molto volentieri all'Aquila, dove ho la mia famiglia. Torno nei luoghi che mi hanno visto bambino e li trovo deserti, screpolati, polverosi… Ma quello che mi colpisce di più è il silenzio: il silenzio, che sul pentagramma ha il valore di una "pausa" e che all'Aquila, tra le colonne dei portici, i portali rinascimentali e i selciati delle strade, assume i connotati di una struggente e malinconica colonna sonora del melodramma della ricostruzione. Ma ogni volta che torno in questa Signora ferita trovo una finestra illuminata in più, un suono, un odore che proviene da un portone riaperto… E questo mi fa ben sperare.
Lei è ideatore, da solo o con altri artisti, di molti progetti musicali, cosa sta preparando?
Di progetti in campo ne ho moltissimi come sempre. Intanto concerti per commemorare i 50 anni della morte di Mario Castelnuovo Tedesco che porteremo in tournée nel 2018. Con la Barattelli sto portando avanti un progetto in collaborazione con l’Accademia d’Ungheria che prevede commissioni di opere di autori ungheresi e italiani. Sto per intraprendere una nuova sfida: lavorare nel mondo con Roby Lakatos e un ensemble eterogeneo di artisti su un programma dedicato al rock: un viaggio tra le più belle melodie di sempre dai Beatles agli U2.
Nota differenze tra la maniera di pensare la musica in Italia e in altri Paesi?
L’Italia è il paese della musica, dell’Opera e delle più belle melodie! Abbiamo un talento e una tradizione insuperabili! Purtroppo poi mancano organizzazione, finanziamenti, attenzione ai giovani e visione del futuro. Se vuoi fare qualcosa di importante e vuoi essere valorizzato devi scappare da questo Paese: ma è mai possibile?(c.g.)
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