Sabatini Odoardi espone alla Gowen di Ginevra

24 Giugno 2023

PESCARA. Bilico (Equilibrium), armonia tra opposti, allineamenti – disallineamenti, tensione costante «tra le pieghe del dubbio», metafora che sottende all’inconoscibile mistero dell'esistenza per...

PESCARA. Bilico (Equilibrium), armonia tra opposti, allineamenti – disallineamenti, tensione costante «tra le pieghe del dubbio», metafora che sottende all’inconoscibile mistero dell'esistenza per Gino Sabatini Odoardi (Pescara, 1968), artista dei più interessanti della sua generazione, unico nel panorama italiano e internazionale per aver trasportato nel linguaggio dell’arte il procedimento della termoformatura in polistirene. All’artista abruzzese la galleria Gowen Contemporary di Ginevra dedica una personale con opere selezionate dal 28 giugno al 2 settembre. Lo affiancano in dialogo ideale gli artisti Antonio Riello e Claude Cortinovis.
Il concetto di bilico-equilibrio è il filo rosso che tiene insieme l’intera esposizione. Occasione per Sabatini Odoardi di presentare il nuovo progetto dedicato ad Andrea Palladio, architetto dell’armonia rinascimentale: «La sua estetica è fondata sull’ordine, sull’equilibrio, sull’armonia, sulla proporzione, sulla simmetria ma soprattutto sul rapporto organico tra le parti», premette l’artista. «Nel mio progetto desideravo mettere in relazione quest’idea di bellezza geometrica in pianta con la sismografia di un panno. È il bello che tenta di ridisegnarsi tra le pieghe con nuove implicazioni. Un gioco erotico di simmetrie scomposte». Nella sede ginevrina verrà inoltre presentato un nuovo grande catalogo, “Tra le pieghe del dubbio” a cura di Adriana Polveroni e Claudio Libero Pisano, dove si riassumono gli ultimi quindici anni della ricerca artistica di Sabatini Odoardi, con approfondimenti sull’evoluzione del particolare procedimento industriale della termoformatura. Catalogo di 304 pagine edito da Manetti, in italiano e inglese e in distribuzione internazionale. Della termoformatura in polistirene intrapresa da Sabatini Odoardi fin dai primi anni Duemila (i suoi primi sottovuoti risalgono ai primi '90) ibernando l’oggetto, privandolo della sua identità e anche del ruolo in un mondo iperpopolato da merci e oggetti feticcio, Adriana Polveroni nel suo intervento si chiede a quale possibilità apra tale sottrazione di senso. Un gesto forte, azzerante. «La mia indagine», afferma l'artista, «fin dal principio scaturisce dal disagio, dall’insofferenza, dal malumore di essere al mondo inconsapevolmente. Nessuno è in grado di fornire risposte dogmatiche e religiose che mi consolino, così come non ci sono verità che mi confortino. Generare tensioni, produrre equilibri instabili, rompere gli assetti, disallineare armonie. Tutto questo, incoraggia in me nuove domande sul buio». All’artista la rivista di arte contemporanea Segno edita a Pescara da Sala editore, dedica la copertina del numero di maggio- giugno e riporta i due testi critici in catalogo.