Salita al Monte Amaro nella natura più ricca

12 Marzo 2017

di Giusi Pitari La salita al Monte Amaro di Opi (1862 m), al limitare della riserva della Camosciara del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, non è un’escursione ma una immersione nella natura,...

di Giusi Pitari

La salita al Monte Amaro di Opi (1862 m), al limitare della riserva della Camosciara del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, non è un’escursione ma una immersione nella natura, la più incontaminata, ricca e gioiosa alla portata di tutti e il Monte Amaro è senza dubbio l’icona che rappresenta meglio il Parco.

L’inizio dell’escursione è superbo, lungo la Val Fondillo con il limpidissimo omonimo torrente: da Opi, sulla Ss83 verso Barrea, la Val Fondillo si trova a pochi chilometri ed è ben segnalata. Si inizia a camminare con alle spalle il massiccio del monte Marsicano (2253 m) e di fronte le creste e i circhi glaciali della Serra delle Gravare, costeggiando il torrente. Poco dopo lo si attraversa su un piccolo ponte e si comincia a salire nel bosco che porta con sé la gioia dei posti inesplorati (sentiero F1). Nel bosco di faggi si aprono di frequente radure che consentono di ammirare panorami magnifici e insoliti. Il verde è il colore dominante dei boschi in primavera ed estate, ma anche in autunno inoltrato dove i fusti dei faggi secolari sono maestosi e coperti di muschio colore smeraldo.

Il sentiero sale costantemente e intorno ai 1500 metri esce dal bosco costeggiando alcune sporgenze rocciose, dove non è raro incontrare i prìncipi di questi monti: i camosci. La popolazione dei camosci di questo Parco storico, sebbene numericamente inferiore a quella dei Parchi della Majella e del Gran Sasso, resta la popolazione sorgente, nucleo storico, a grande variabilità genetica e dal valore inestimabile, quindi specie protetta. Si continua a salire: al di sopra dei 1700 metri il panorama diviene più ampio e si distinguono chiaramente verso ovest il solco del valico Passaggio dell’Orso, il Monte Capraro, il Balzo della Chiesa e tante altre preziosità. Si possono avvistare molto da vicino, volpi, cervi, poiane, gheppi ed è quindi necessaria la giusta distanza e tanta sensibilità nel percorrere questo itinerario che, infatti, nella stagione estiva, potrebbe essere soggetto a restrizioni nell’accesso, ed è bene informarsi presso la Direzione del Parco a Pescasseroli.

L’ultimo tratto dell’escursione è una cresta ampia, ariosa e piacevole, la si segue nel suo assottigliarsi fino alla quota 1850 m (anticima del Monte Amaro), poi si scende alla depressione successiva e rimontando la cresta, sottile e rocciosa, si giunge in vetta a 1862 metri. Il monte Amaro è piuttosto isolato e offre un panorama a 360 gradi: spicca la verdissima Val Fondillo, le vallate verso il Lago di Barrea, l’ anfiteatro di origine glaciale della Serra delle Gravare, il paese di Opi, il massiccio imponente del Monte Marsicano. Al ritorno, riscesi di nuovo a Val Fondillo non si può mancare la visita alla sorgente Tornareccia che si raggiunge svoltando a destra prima di riattraversare il torrente. Si tratta di un luogo fatato dove l’acqua sgorga copiosa attraverso rocce e sassi, erba, alberi pieni di muschio in un piccolo “anfiteatro” naturale. Di una bellezza particolare, fresco anche nelle estati più torride, con l’unico “rumore” dell’acqua scrosciante. La natura non fa niente di inutile.