«Salviamo gli affreschi di Saturnino Gatti»

Il Fai dell’Aquila e il Comune di Tornimparte lanciano l’appello per i dipinti dell’artista nella chiesa di San Panfilo
TORNIMPARTE. Centoquattro metri quadrati di affreschi che gridano aiuto. E' per salvare l'opera forse più grande e importante di Saturnino di Giovanni di Gatto di San Vittorino dell'Aquila, artista della scuola del Verrocchio, nato a Pizzoli nel 1463 e morto all'Aquila intorno al 1518, che il Comune di Tornimparte e la delegazione aquilana del Fai, il Fondo ambientale italiano, hanno proposto la chiesa di Villagrande come uno dei "Luoghi del cuore" da salvare. Un sogno, una chimera quella di arrivare in alto nella classifica dei territori che il Fai finanzia con il progetto che intende salvare piccoli e grandi tesori d'Italia segnalati dai cittadini e dalle istituzioni locali organizzati in comitati.
Tra i migliaia di siti da salvare finiti nella classifica del Fai 2018, al 66esimo posto c'è la chiesa di San Panfilo di Villagrande, con 3.359 voti, seconda soltanto al Trabocco Turchino di San Vito Chietino (al 15esimo posto con 12.463 voti) per quanto riguarda i luoghi abruzzesi accolti nel censimento. Una cifra che supererà quota 5mila in base ai calcoli che i promotori per il sito di Tornimparte si sono fatti a chiusura di censimento, il 30 novembre. Nel conteggio, infatti, devono ancora essere inclusi i voti cartacei che potrebbero far salire di qualche posto la chiesa di San Panfilo. Un "premio" di tipo morale più che altro, utile per proseguire nel percorso di sensibilizzazione di enti e istituzioni verso il recupero degli affreschi in pericolo. Intanto bisognerà aspettare marzo per conoscere i risultati definitivi del censimento, soltanto i primi tre luoghi più votati otterranno i contributi.
L'idea del Comune di Tornimparte, del Fai L'Aquila e del comitato nato ad hoc è stata sin da subito quella di lanciare un messaggio affinché non si lasci nel dimenticatoio una delle chiese più belle dell'Appennino centrale. Da oltre 70 anni gli affreschi di Saturnino, tra cui la meravigliosa "Resurrezione" (1491-94), non sono più stati destinatari di un restauro approfondito e serio e adesso rischiano di staccarsi dalle pareti che per secoli li hanno sostenuti, danneggiando per sempre gli affreschi di un artista colto ed eclettico, che svolse la sua attività tra Abruzzo, Umbria e Calabria a cavallo del XV e del XVI secolo, muovendosi nel contesto dell'atmosfera artistica feconda che caratterizzava L’Aquila grazie alla presenza di artisti di successo come Silvestro di Giacomo e Cola dell’Amatrice. Decine gli affreschi e le sculture di Saturnino sparse nell'Aquilano, in Abruzzo e nell'Italia centrale (per esempio il San Sebastiano, 1482, oggi nel museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia), mentre addirittura un'opera, la Madonna di Loreto (1490-1491 circa) è in deposito presso il Metropolitan museum of art di New York. Le sue mani affrescarono, a Tornimparte, «qualcosa di equiparabile alla Cappella Sistina», disse il critico d'arte Vittorio Sgarbi durante una sua visita in Abruzzo.
Ora si attende come ossigeno l'arrivo dei fondi stanziati dal governo con la delibera Cipe 112 del 2017, destina al recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma del 2009: tra loro c'è anche la chiesa di San Panfilo, ancora oggi parzialmente inagibile. Ma non basta, occorre trovare altri finanziamenti per restaurare le opere del Saturnino, per le quali sul finire del 1400, a lavori ultimati, vennero addirittura venduti i pascoli di Villagrande per tre anni consecutivi pur di avere i fiorini necessari a estinguere il pagamento, come testimoniano i documenti arrivati sino a oggi.
Sul recupero degli affreschi c'è l'impegno della Soprintendente per il cratere sismico, Alessandra Vittorini, per la quale «sarebbe un peccato lasciare degenerare opere così importanti, che turisti e scolaresche dovrebbero visitare numerosi».
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