San Berardo, servo scelto del Signore

23 Marzo 2015

In un libro la vita del protettore della diocesi dei Marsi da giovane ricco a riformatore della Chiesa

PESCINA. Da rampollo della potente famiglia dei Conti dei Marsi ad artefice della riforma della Chiesa. Francesco Zazzara, noto chirurgo e storico, insieme a Vincenzo Amendola, nel suo ultimo libro, “Berardo servo scelto”, attingendo a numerosi documenti, ripercorre le tappe della vita di San Berardo, protettore della diocesi dei Marsi. Un'opera di cui si avvertiva la necessità. E che gli autori, opportunamente, hanno tradotto anche in inglese.

Berardo nacque nel 1079 nel Castello di Colli di Montebove (Carsoli) da Berardo III e da Teodosia. La Chiesa, in quel periodo, sembrava avere smarrito la sua missione. Chi abbracciava la vita religiosa, raramente lo faceva per vocazione. Ma per ottenere dei benefici. Bastava pagare. Un commercio di cariche che va sotto il nome di simonia.

I vescovi, ricevendo dall'imperatore il feudo, diventavano vescovi-conti e ne rispondevano solo a lui. Ma l'imperatore pretendeva anche di nominare lui i vescovi. E questo il Papa non poteva tollerarlo. Da qui la lotta tra Papato e Impero, conosciuta come «lotta per le investiture».

Senza l'apporto degli ordini monastici, però, il Papa difficilmente avrebbe potuto contrastare le pretese dell'imperatore.

Non è un caso che Gregorio VII, il papa che, nel 1077, umiliò a Canossa l'imperatore Enrico IV, fosse un monaco di Cluny, Ildebrando di Soana. La lotta per le investiture si concluse nel 1122, con un compromesso: la nomina dei voscovi spettava al papa, la concessione del feudo all'imperatore.

In questa lotta, Berardo ebbe un ruolo fondamentale. Ancora ragazzino, fu affidato dai genitori al vescovo dei Marsi, Pandolfo.

Sede della diocesi era Marsia (San Benedetto). Ormai vecchio, Pandolfo si ritirò nel monastero di Montecassino, portando con sé Berardo. Nel 1099, fu eletto Papa Pasquale II. Che chiese ai monaci di Montecassino di segnalargli uomini capaci, cui affidare incarichi delicati. Berardo fu tra i primi. Il Papa così lo fece venire a Roma e lo nominò prefetto della Campagna romana, dove spadroneggiava la potente famiglia dei Colonna, che parteggiava per l'imperatore. Lo scontro con Berardo fu inevitabile.

Poiché Pietro Colonna non poteva eliminarlo fisicamente, perché rischiava la scomunica, lo fece rapire e imprigionare in una cisterna a Castel San Pietro Romano. Con uno stratagemma, però, fu liberato da Giovanni di Petrella Liri.

Tornato a Roma, il papa lo nominò cardinale. Nella Marsica, la Chiesa era in una condizione di assoluta anarchia e di rilassatezza morale. Per il Papa, Berardo era la persona giusta per riportare l'ordine. Così, a 36 anni, Berardo fu nominato vescovo della diocesi dei Marsi.

Subito ingaggiò una dura lotta contro la corruzione del clero e la prepotenza dei signorotti locali. Più volte fu costretto a lasciare la diocesi, per sfuggire alla morte. Si tentò persino di avvelenarlo. Ma Berardo tenne duro, portanto a compimento la riforma della Chiesa marsicana.

Morì il 3 novembre 1130, a 51 anni.

Nel 1361, le spoglie di Berardo, proclamato nel frattempo santo, da San Benedetto furono traslate a Pescina, dove nel 1580 fu trasferita anche la sede della diocesi.

Le spoglie di San Berardo riposano nella cattedrale di Santa Maria delle Grazie di Pescina.

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