San Cesidio di Falconi all’Aquila

La tela del maestro andrà a San Bernardino. Dalla Francia la serie Cleopatra
MOSCIANO SANT'ANGELO. Luce e tenebra, dannazione e redenzione, sensualità e mistero, l’ovvio che diventa sacro. Nella visione di Gigino Falconi arde l’enigma dell’esistenza, nutrimento perfetto della sua produzione pittorica incessante, infaticabile, liberatoria.
Mai come in questo momento, complice il tempo ritrovato della quarantena, il maestro abruzzese appare impegnato, e con lusinghieri esiti, sui due massimi filoni tematici frequentati in settant'anni di carriera. Il primo ottobre la sua grande tela raffigurante il martirio di San Cesidio verrà collocata nella basilica di San Bernardino all’Aquila, per il ventesimo anniversario della sua canonizzazione. Nel mentre, e fino al 30 novembre, un nuovo ciclo di “Notturni di Cleopatra” accende oltralpe la mostra “Melancolia dell'immagine” nello spazio Besharat Musem Gallery di Barbizon (60 chilometri da Parigi), nuova tappa della mostra personale di Falconi partita dalla 6° Senso Art Gallery di Roma nei giorni immediatamente precedenti il lockdown e per questo prematuramente chiusa al pubblico.
La quarantena ha portato nuova ispirazione all’artista, che nella sua casa studio sulla collina di Montone di Mosciano Sant’Angelo racconta della genesi delle sue più recenti produzioni. Curata da Giuseppe Bacci e accompagnata da un catalogo di 80 pagine edito dalle Edizioni Centro Staurós (Controguerra), “Melancolia dell’immagine” narra di atmosfere oniriche e surreali, simboli, desideri – il corpo femminile – che diventano «materia vivente, lunare, fuori dal tempo» come ha rilevato lo psichiatra teramano Alessandro Valchera, autore di un testo in catalogo. «Sono partito da foto di nudi messe da parte», racconta il maestro Falconi, «riguardandole durante i giorni dell’isolamento le ho trovate straordinarie e ho deciso di utilizzarle per questa serie di Cleopatre, che ho in mente di ampliare con nuovi quadri». «Quella con la galleria di Barbizon è una vecchia conoscenza», aggiunge Falconi, «con loro ho esposto i miei dipinti anche ad Atlanta dove vorrò tornare per il mio 90° genetliaco, un traguardo importante ma non l'ultimo!».
Di ritorno dalla Francia la mostra “Melancolia dell’immagine” approderà in Abruzzo. L’attaccamento febbrile e vitale alla tela, l’ansia quotidiana di trasformare l’ovvio in mistero, hanno spinto Falconi a cimentarsi anche con l'argomento sacro in senso stretto. «Un lavoro difficile per me rappresentare il martirio di San Cesidio per mano di uomini sanguinari e senza religione. La crudeltà del tema si è rivelata una sorta di sfida, un’impresa che mi ha tenuto occupato quasi un intero anno. Ci ho lavorato pensandolo, e quindi modificando il dipinto in più riprese. Non so quanto possa risultare moderno, ma di fatto sono riuscito ad esprimere un argomento sacro con il mio stile ormai riconoscibile».
La grande tela ritrae il santo, al secolo Cesidio Giacomantonio nato a Fossa nel 1873, missionario in Cina e vittima delle disastrose persecuzioni del 1900. Nell’olio di Falconi Padre Cesidio è ritratto in tre momenti della sua parabola: prima della partenza dall’Abruzzo nel 1899, nell’istante della barbara uccisione, quindi l’anima che trascende il corpo martoriato, fanno da sfondo il convento di San Giuliano all’Aquila e una chiesa cinese. La tela sarà posizionata nella cappella della Sacra Famiglia che accoglierà le reliquie del santo.
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