Santoro: chiudo Servizio pubblico con la piazza

19 Maggio 2015

Il giornalista dà l’addio al suo programma e guarda al futuro: sto sul mercato per Rai e Sky

ROMA. «Abbiamo fatto più di 100 puntate, dobbiamo aver il tempo per pensare a cosa faremo». Con la puntata in piazza del 18 giugno finisce la storica trasmissione ideata e condotta su La7 da Michele Santoro, Servizio pubblico. «Saremo a Firenze in piazza, chiederemo a tutti di indossare qualcosa di rosso», annuncia. È un Santoro che non indietreggia in una conferenza stampa fiume in cui parla a 360 gradi, affrontando anche il tema della riforma della Rai, nella sede della Stampa estera a Roma dove accompagna Giulia Innocenzi alla presentazione della nuova stagione di Announo, in onda dal 21 maggio con nuovo ciclo spalmato su quattro puntate: la prima sulla carne e sugli allevamenti intensivi, poi sulle famiglie omogenitoriali e sulla dipendenza da Internet. Ospiti fissi Antonio Di Pietro e Alba Parietti, che interagiranno con i ragazzi presenti in studio.

Parla anche della tv del servizio pubblico Santoro e del premier in carica: «Se Renzi vuole dare la dimostrazione che il Paese cambi, provi a cambiare la Rai: è una riforma senza costi, l'unico prezzo per lui è rinunciare al controllo sulla tv di Stato. Se da un cambiamento della Rai e della governance cambia il sistema è un punto, altrimenti non si arriverà a un mercato in cui ci si sfida liberamente, come Renzi ha promesso».

Santoro conferma la fine di Servizio pubblico e fa il punto sul genere talk, che egli stesso ha di fatto reinventato, ricordando come la sua sia una trasmissione che ha segnato una parte importante della storia della tv italiana e la vita di La7. «È nata senza un canale di distribuzione ed è riuscita a raggiungere risultati straordinari», sottolinea. «Oggi c'è una situazione di superinflazione nel settore, gli editori hanno scelto di mettere in competizione i contenitori informativi tra di loro, La7 stessa è diventata una rete dove l'innovazione ha avuto un margine assai scarso. Il mio futuro? Ho molte idee, mi auguro che a Cairo possano interessare. So solo che almeno per un po’ non farò un programma da 30 puntate. La verità è che sono sul mercato, metto le mie idee a disposizione di Rai, Sky. Nessuno ci censura, noi facciamo cose straordinarie, agli altri lasciamo le cose ordinarie».

Santoro sottolinea anche che un eventuale nuovo programma potrebbe «anche essere itinerante». Tante idee, ma soprattutto le possibilità di realizzarle, a cominciare ovviamente dalle risorse finanziarie. Servizio pubblico, ricorda Santoro, «ha segnato una parte importante della storia della tv italiana. È nata senza avere un canale di distribuzione; è riuscita a fare in modo che una piattaforma come La7 dallo 0,3% arrivasse all'8% di ascolto. È un risultato difficilmente eguagliabile, è una perfomance straordinaria, studiata nelle università di mezza Europa, mentre in Italia è passata quasi inosservata. In Italia non ha innescato l'attenzione dell'imprenditoria».

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