Saviano ad Amici: «Andate oltre Facebook e resistete»

Lo scrittore da stasera ospite fisso di Maria De Filippi: «Non canto, non ballo ma sono convinto che questo è il posto giusto. Mi nutro dell’incontro coi ragazzi»
L'attesa sta per finire. Dopo mesi di lezioni, prove, sfide ed esami, i dodici fortunati allievi della scuola di Amici di Maria De Filippi che sono riusciti a conquistare un posto nel serale, questa sera, alle 21.10 su Canale 5, si sfideranno nella prima puntata della quattordicesima edizione del talent show più famoso della televisione italiana. Da una parte ci sarà la squadra bianca di Emma Marrone, formata dai ballerini Cristian, Klaudia e Shaila e dai cantanti Davide, Valentina e Briga; dall'altra, invece, ci sarà la squadra blu di Elisa formata dai ballerini Giorgio, Michele e Virginia e dai cantanti Paola, Luca e i The Kolors. A giudicarli ci saranno personaggi illustri della musica italiana come Renato Zero, Loredana Bertè, Francesco Renga insieme all’attrice Sabrina Ferilli. Il quarto giudice della serata, invece, sarà Biagio Antonacci. Insomma, l'attesa sta per finire e lo spettacolo per iniziare. Ieri sono stati svelati nel day-time pomeridiano del programma gli ospiti big della prima puntata del serale con i quali dovranno duettare alcuni componenti delle due squadra, scelti dai rispettivi coatch. Per la squadra blu di Elisa ci sarà Gianni Morandi e per la blu timonata da Emma ecco i Modà.
Ma la serata riserva una particolarissima “sorpresa”: sorpresa per la tipologia del personaggio, perché dell’ospitata di Roberto Saviano sulla tv berlusconiana si sa ormai da qualche giorno (con strascico immancabile di polemiche e ironie), e del monologo dello scrittore nella puntata (registrata il 4 aprile) sono filtrati ampi stralci. «Non canto non ballo, io vengo da un altro percorso. Eppure in realtà sono convito che questo è il posto giusto», sono le prime parole che Saviano ha rivolto ai ragazzi della scuola più famosa della tv e al pubblico. «Cerco sempre di parlare a ragazzi, mi nutro dell'incontro con loro, vado nelle scuole, nelle università e questa in qualche modo è una scuola particolare e quindi sono contento e lo ritengo un privilegio potervi parlare».
«Siete in un momento cruciale e la mia generazione come anche la vostra spesso si trova di fronte la possibilità unica di realizzarsi andando via», ha detto l’autore di Gomorra. «La maggior parte dei miei amici sono andati via, io sono nato a Napoli e sono andato via. Mi torna alla mente un racconto dello scrittore marocchino Thar Ben Jelloun dove c'è un dialogo tra una ragazzina di 14 anni che alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” risponde: “partire”. Ma partire non è un mestiere! È una risposta a qualcosa che non funziona». Il viaggio verso un futuro migliore viene visto «ormai con una certa indifferenza. Coloro che partono dalla loro terra, i barconi, Lampedusa, il numero dei morti spesso elevatissimo: tutto passa così, come un elemento ordinario». L'obiettivo di Saviano è far riflettere i ragazzi, farli soffermare sulle cose, andare oltre Facebook e i tg: «L'informazione è come un lago ghiacciato, ci puoi pattinare sopra, scivolandoci, stando in piedi, puoi appagarti di un titolo, puoi appagarti di un'opinione oppure puoi rompere quel ghiaccio tuffarti andare in fondo e farti un'opinione tua, prendere diverse fonti, avere un'idea, cambiarla».
Per farlo ha mostrato delle foto. Prima tra tutte quello della bambina del campo profughi siriano che davanti alla macchina fotografica alza le mani in segno di difesa, pensando si tratti di un fucile. «Viene da una famiglia che scappa, arriva su quei barconi per quelle strade, quelle storie che ascoltiamo senza alcuna empatia spesso, se non raramente». «Chiudo con un pensiero che mi torna spesso alla mente e riguarda il resistere: io sono convinto che partire vuol dire spesso resistere, difendere la propria dignità, avere fede in una possibilità di migliorare la propria vita. Mi è venuto in mente Piero Calamandrei, padre della Costituzione che ha scritto delle righe su altri resistenti, partigiani, indicando come noi di fronte a tragedie così gravi potevamo rispondere. Scrive: “Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere. Si sono riservati la parte più dura e più difficile, quella di morire di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia”. A noi è rimasto un compito 100 volte più agevole, quello di tradurre in leggi chiari, stabili e oneste il loro sogno, di una società più giusta e più umana di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore, non dobbiamo tradirli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

