“Scappo dalla città” per rinascere in Abruzzo

Protagonista del programma la storia di Carboni, avvocato che ha scelto Loreto per coniugare arte, agricoltura e ambiente
LORETO APRUTINO . Contadino di ritorno e curatore artistico, così si presenta Gaetano Carboni, visionario 44enne imprenditore agricolo, pescarese, che ha voluto e saputo integrare innovazione rurale, arte e cultura nel grande progetto “Pollinaria” nella secolare masseria di famiglia tra Loreto Aprutino e Civitella Casanova. La storia di Carboni è protagonista del quarto episodio (“Divento articoltore”) del nuovo format di laF-Tv di Feltrinelli “Scappo dalla città” in onda domani alle 21 sul canale Sky 135 e on demand su Sky e SkyGo.
“Scappo dalla città” è una produzione originale laF realizzata da Oki Doki Film in onda in prima tv ogni lunedì. In otto puntate si attraversano otto regioni italiane da Nord a Sud guidati dalle storie che più hanno solleticato la curiosità degli autori, Andrea Piana e Arianna Porcelli Safonov. Nel suo viaggio tra serio e giocoso Arianna Porcelli Safonov incontra persone coraggiose e sognatori che hanno abbandonato la città alla ricerca di uno stile di vita più sostenibile tra gioie e dolori, avventure tragicomiche di tanti che hanno deciso di reinventare la propria esistenza abbandonando le grandi metropoli per andare a vivere in campagna, nei borghi e nei piccoli centri alla ricerca di nuove modalità di vita più umane e sostenibili. La regia del programma è di Alessandro Sasha Codaglio, direttore della fotografia Dario Ghezzi, produttori esecutivi Beppe Manzi e Erika Ponti.
Quella di domani è la seconda puntata, con le storie dell’allevatrice Silvia da Madrid alla Lessinia, e dell’“articoltore” Gaetano che ha abbandonato Roma per Loreto Aprutino. Studi in giurisprudenza e una passione febbrile per l’innovazione in campo ambientale, Gaetano Carboni è tornato a radicarsi dai primi anni Duemila nelle terre dei suoi antenati per dare sfogo al suo pensiero ecologico . «Una scelta originaria, che ho abbracciato immediatamente pur avendo portato a termine studi e tirocinio da avvocato», racconta al Centro. «Ho voluto abbracciare la fede agricola per dare un contributo, rigenerare il rapporto tra uomo e ambiente, reinventare il futuro della ruralità coniugando arte e agricoltura, creando una residenza artistica in fattoria, ospitando artisti e progetti orientati alla sostenibilità e al futuro. L’obiettivo a cui tendiamo è tornare nel corpo della natura, dimensione perduta con le ultime generazioni e che oggi presenta il pesantissimo conto che tutti stiamo pagando» . «In realtà», osserva Carboni, «la campagna ha bisogno di cultura sentita, vissuta, partecipata con creatività. Lo spirito di Pollinaria è proprio questo, fondere le diverse anime: agricola, artistica, ecologica. Non a caso ho scelto un nome che rievoca una formula magica, nell’antichità il pollinarium era l’insieme dei pollini contenuti in un fiore, la creatività che accomuna il nostro agire nella nostra azienda agricola. Siamo convinti che l’arte, l’agricoltura e l’ambiente costituiscano tutti insieme oggetto di ricerca per Pollinaria perché sono alla base della futura rigenerazione del mondo rurale, di una rinnovata concezione dell’essere umano tornato ad essere parte integrante della natura». Ricerca all’avanguardia che Pollinaria porta avanti coinvolgendo artisti di tutto il mondo attraverso l'adesione a network molto attivi nel settore. Uno dei progetti, “My sunshine” di Nikola Uzunovski, macedone, è stato esposto alla Biennale di Venezia nel 2009. Più di recente sono state attivate nuove connessioni con il contesto contemporaneo dell’arte abruzzese. È il caso di “Aequusol” articolato in un calendario annuale con uscite pubbliche a ogni equinozio e solstizio dell’anno. Nel 2020 si è intrapresa la collaborazione con Fabio Perletta, artista sonoro abruzzese il cui lavoro racchiude composizioni elettroacustiche, performance, interventi site-specific e installazioni.
Nel corso del lavoro con Pollinaria, la sua ricerca si va orientando verso territori inesplorati e viene gradualmente rivelata a seguito dei quattro periodi di micro residenza corrispondenti alle stagioni dell’anno che l’artista svolge immerso nel contesto agricolo e insieme selvatico di Pollinaria. «Ogni cosa», conclude Carboni, «è importante per far crescere anche il territorio».

