Schrader: «Non sopravviveremo al secolo»

1 Settembre 2017

Il pessimismo del regista a Venezia con il film First Reformed. Oggi la Mostra incorona la Fonda e Redford con il Leone d’oro

VENEZIA. Venezia ospita il pessimismo cosmico di Paul Schrader, mentre si prepara a ospitare la festa del doppio Leone d’oro alla carriera per Jane Fonda e Robert Redford. La coppia riceverà il riconoscimento oggi al Lido. La cronaca di ieri, seconda giornata della 74esima Mostra del cinema, consega tre film in concorso: “First Reformed” di Paul Schrader, “The Shape of Water” di Guillermo del Toro, e è “L’insulte“, del regista libanese Ziad Douieri. Ma è il film di Schrader, sceneggiatore di Taxi Driver di Martin Scorsese, quello che fa più discutere, per il ritorno del regista a temi di una certa complessità etica in cui c’è un’eco del suo fondamentale saggio giovanile sul “trascendente nel cinema di Ozu, Bresson e Dreyer”.
Tutto parte con le immagini di un'austera Chiesa bianca, ovvero la “First Reformed” (Chiesa riformata calvinista), che dà anche il titolo al film di Paul Schrader diviso tra spiritualità, ecologia e demoniaco. Protagonista Ethan Hawke nella parte di Toller, mistico pastore pieno di dubbi alle prese con un diario, una diga per lui contro il diavolo. «Siamo ormai schegge impazzite in questo mondo», dice Paul Schrader. «L'umanità tutta non sopravviverà a questo secolo. Tutti gli esperimenti possibili per risolvere il problema sono stati fatti, abbiamo ormai esaurito la nostra tenuta sul pianeta e il vero problema è la stessa umanità che ha guastato la terra destinata ai nostri figli».
«Ho cominciato a scrivere di cinema e spiritualità in un libro (Il trascendente nel cinema. Ozu, Bresson, Dreyer ndr) tanti anni fa», continua poi Schrader cresciuto in una rigida comunità calvinista in Michigan. «E questo quando ancora non pensavo di fare il regista. Poi sono stato coinvolto da temi diversi come la passionalità, la sessualità. Ora era il tempo giusto per affrontare temi cosi austeri».
In “First Reformed” l'ex cappellano militare, Toller vive nella colpa. Si è fatto convincere dal padre a mandare il figlio in guerra in Iraq e il ragazzo non è più tornato. Toller è un uomo devastato che non riesce nemmeno più a pregare. È stato poi lasciato dalla moglie, dopo la morte del figlio, e la sua fede è ancora più compromessa dopo l'incontro con la giovane Mary (Amanda Seyfried) e il marito Michael (Philip Ettinger), ambientalista radicale, che non vuole neppure che la moglie metta al mondo il figlio perché non accetta di farlo nascere in un mondo destinato a morte imminente. E, alla fine, il pensiero di Michael entra nella testa del sacerdote che si interroga: «Dio sarebbe d'accordo nel vedere che non difendiamo la sua creazione?». E se pregare oggi fosse difendere l'ambiente in modo radicale proprio come crede Michael? E se, infine, fosse il diavolo a volere la fine del mondo? Dice invece Ethan Hawke: «Non avevo mai interpretato un prete. E pensare che mia nonna mi vedeva destinato a questo mestiere. Quando ho letto la sceneggiatura ho subito pensato ad atmosfere bergmaniane e al Diario di un curato di campagna di Bernanos». E, infine, si chiede l'attore: «Qualcuno mi deve spiegare come mai anche la comunità religiosa è così silente verso la crisi ambientale». (g.d.t.)
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