Scorsese, De Niro, Dicaprio e la perfidia dell’uomo bianco

8 Ottobre 2023

Esce il 19 ottobre “Killers of the Flowers Moon”, nuovo film del regista italoamericano Protagonisti del «western anni Venti» i due premi Oscar e la bravissima Lily Gladstone

ROMA. Un'epopea della cattiveria dei bianchi nei confronti di quei pellerossa che avevano già relegato, con grande disinvoltura e mentalità imperialista, nelle riserve. Da quella cattiveria di certa cultura occidentale insomma non si fugge, come racconta bene il maestro Martin Scorsese in Killers of the Flowers Moon, basato sul best-seller di David Grann (tornato per l’occasione in libreria con Corbaccio).
Ambientato nell'Oklahoma degli anni Venti e con due premi Oscar, Leonardo DiCaprio e Robert De Niro, a cui si aggiunge la bravissima e intensa Lily Gladstone, il film, già passato in anteprima fuori concorso a Cannes, arriva ora in sala dal 19 ottobre con 01.
Oltre tre ore e mezza di durata, ma senza annoiarsi affatto, con il vaso di Pandora di un pezzo di storia americana poco conosciuta, ovvero lo scandalo degli omicidi seriali di membri della nazione Osage, divenuta potente dopo la scoperta di enormi quantità di petrolio sulla sua terra. Da qui appunto una serie di crimini efferati conosciuti come i “Regni del terrore”. La cosa surreale è che i bianchi avevano relegato gli Osage in quelle terre proprio perché ritenute orribili, bruttezza invece molto amata dai nativi americani, convinti che i bianchi non se ne sarebbero mai interessati. In pochi anni invece gli Osage diventano il popolo più ricco del mondo. Ma con l'arrivo dei soldi, la criminalità prende il controllo e inizia a uccidere.
Protagonisti di questa storia Leonardo DiCaprio nei panni di Ernest Burkhart, un balordo non troppo sveglio che sposa per interesse una ricca Osage (Lily Gladstone, una sorta di Monna Lisa precolombiana). Un matrimonio quest'ultimo voluto dallo zio manipolatore e criminale (un grandissimo Robert De Niro) che è al centro di questa macchina di sfruttamento degli Osage.
Il film, un'esclusiva per l'Italia di Leone Film Group in collaborazione con Rai Cinema, è stato definito dallo stesso regista Scorsese «un western che si svolge tra il 1921 ed il 1922, nello stato dell’Oklahoma in cui vediamo senz'altro dei cowboy, ma cowboy che oltre ai cavalli hanno pure delle automobili».
In quella regione degli Stati Uniti, insieme ai soldi, spiega ancora il regista, a un certo punto «sono sbarcati gli avvoltoi, cioè l'uomo bianco, e tutto è andato perduto. Lì la criminalità aveva un controllo così capillare su ogni cosa, che era più facile andare in galera per aver ucciso un cane che un indiano».
Appena letto il libro di David Grann, Scorsese ha subito immaginato di farne un film e per riuscirci ha trascorso diverse ore insieme a Capo Orso in Piedi per convincere la nazione Osage a favorire le riprese del film. Tra cultura pellerossa, piena di fascino e rassicuranti riti, e spietata cultura del profitto, il film scivola leggero fino alla fine senza mancamenti. Nel cast anche Jesse Plemons, Brendan Fraser, John Lithgow. Frase cult, quella di un capo indiano: «Almeno una volta sapevamo chi era il nemico, a chi dovevamo sparare».
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