Scuccimarra spopola a Roma: “Così impari” ancora in replica

25 Febbraio 2019

TERAMO. Gli americani ci hanno fatto una testa così con la stand-up comedy e i suoi campioni, da Lenny Bruce in poi. Ma noi una stand-up comedian l’abbiamo in casa. E da quarant’anni. Grazia...

TERAMO. Gli americani ci hanno fatto una testa così con la stand-up comedy e i suoi campioni, da Lenny Bruce in poi. Ma noi una stand-up comedian l’abbiamo in casa. E da quarant’anni. Grazia Scuccimarra, classe 1944, teramana da decenni a Roma, dal 1979 è autrice, regista e interprete dei suoi spettacoli, monologhi comico-satirici che dal primo lavoro “Successo” in poi, passando per il cult “Noi, le ragazze degli anni Sessanta”, affrontano i temi della contemporaneità: politica, sociale, famiglia, scuola, costume, lavoro, spettacolo, linguaggio, pubblicità. La sua bruciante ironia sull’attualità non risparmia i giovani e gli anziani, i rapporti uomo-donna e nemmeno se stessa, come dice il titolo del suo 27° spettacolo “Così impari”, che per 16 date ha riempito a Roma i 300 posti del Teatro degli Audaci. L’ultima affollata replica ieri. Ma così tante le richieste che lo spazio di Montesacro diretto da Flavio De Paola ha aggiunto la data di domenica 3 marzo (ore 18). Info: 0694376057.
In “Così impari” Scuccimarra è in scena da sola per 2 ore. Una scena sempre più scarna e vuota di oggetti, musiche e luci ridotte all’essenziale (rispettivamente di Pino Cangialosi e Flavio Bruni), unica variante un video per riflettere sull’ultimo esemplare della trap nostrana, Young Signorino («Questo c’ha 25 milioni di visualizzazioni», trasecola Grazia), con un pezzo al cui confronto i testi degli altri trapper sembrano scritti da Ibsen. Puro teatro di parola quello di Grazia Scuccimarra, una parola nuda in un palcoscenico quasi vuoto in cui risuona il j’accuse satirico e sempre più affilato e disilluso dell’artista. Che scatena inarrestabili risate dal retrogusto amaro. Si ride su temi serissimi, bersagli prediletti i personaggi della politica romana e nazionale, dalla sindaca Raggi («Quando gli ultimi pezzi di asfalto tra le buche delle strade cederanno sprofonderemo finalmente in una domus romana. Anziché un balconcino avrò un peristilium. Vuoi mettere, abitare al Portonaccio o in una domus?») al ministro Salvini («Al mare mi abbronzo molto, ma quest’estate sono rimasta sotto l’ombrellone perché ho pensato: se mi vede Salvini su un pattino lancia l’allarme “Sbarchi a Tortoreto!” e mi rimpatria»). Romana d’adozione e matrimonio, legatissima a Teramo, Scuccimarra non fa mancare richiami ai luoghi cari («Ho fatto più pubblicità io a Tortoreto che qualsiasi ente turismo») e al dialetto d’origine («Hashtag l’abbiamo inventato a Teramo, mettiamo la “sht” dappertutto») e il pubblico romano ride di gusto. Con comicità disperata Scuccimarra coglie la follia del quotidiano e della società, come quando assembla slogan della pubblicità in un vorticoso monologo rivelatore di tutta l’alienazione contemporanea. «Per i circuiti teatrali abruzzesi non esisto», osserva, «Ma la gente mi ama». Assente dal 2014 dalla scena teramana, Grazia Scuccimarra porterà “Così impari” a Teramo a maggio, invitata dal MaggioFest per celebrare insieme 40 formidabili anni di teatro.
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