Scurati: «Da Roberto Sergio ricostruzione falsa»

10 Giugno 2024

Per l’ad Rai lo scrittore aveva disertato il programma di Serena Bortone perché «non veniva pagato»

ROMA. «Smentisco categoricamente l'affermazione dell'ad della Rai, secondo la quale io non avrei partecipato al programma di Serena Bortone perché “non venivo pagato”. È semplicemente falsa. Ed è l'ennesima affermazione denigratoria nei miei confronti. A me nessuno ha mai proposto di partecipare gratuitamente. Lo sfido a fornire prova del contrario». Antonio Scurati risponde alle dichiarazioni dell’amministratore delegato Rai Roberto Sergio in merito al suo monologo sul 25 aprile, che doveva andare in onda su Rai3 nel programma di Serena Bortone Chesarà. Sergio, tra l’altro, tornando sul caso Scurati alla Festa dell'Innovazione del Foglio a Venezia, non ha usato mezzi termini anche nei confronti della conduttrice, che per lui doveva essere punita e «licenziata per quello che ha fatto».
«Non entro nel merito delle convulsioni interne a un'azienda evidentemente allo sbando, i cui dirigenti esercitano una “pressione soffocante” sulla libertà d'informazione (non è una mia opinione, è una citazione di un comunicato ufficiale del principale sindacato dei giornalisti di quella stessa azienda). Io non sarei mai tornato sull'argomento - e d'altronde non sono stato io a denunciare la censura ma ancora una volta una giornalista Rai», spiega Scurati. «Devo, però, difendere», continua, «la mia reputazione. Ribadisco che il programma Chesarà mi ha commissionato con un mese di anticipo un monologo assicurandomi piena libertà su forma e contenuti. L'accordo economico, perfettamente in linea con quello degli scrittori che mi avevano preceduto, era chiuso da giorni, i biglietti ferroviari e la prenotazione alberghiera mi erano già stati inviati dagli uffici Rai (questo posso dimostrarlo). Solo allora, la mattina stessa della mia partecipazione, dopo l’invio del testo del mio intervento - con il quale, è fondamentale ricordarlo, sollevavo questioni imbarazzanti per il capo del governo - quando avevo già le valigie pronte, mi è stato comunicato che il mio contratto era cancellato», aggiunge lo scrittore Premio Strega. Nella ricostruzione, Scurati sottolinea: «Sono un uomo di cultura, non un politicante. Non ho nessun interesse a polemizzare con questa dirigenza Rai. Conosco molto bene il valore del lavoro e del denaro. Ho insegnato per trent’anni e continuo a farlo anche oggi, in scuole e università per un modesto compenso, motivato dal desiderio di contribuire come posso a diffondere la cultura. Non tollero che mi si calunni accusandomi di venialità per sviare l'attenzione dalla vera questione. Soprattutto da parte dei vertici di un'azienda, la Rai, che elargisce a un influencer e rapper di dubbia moralità svariate decine di migliaia di euro per rilasciare interviste sul suo matrimonio. Il compenso che la Rai aveva pattuito con l'agenzia che mi rappresenta non ricompensava soltanto un breve testo originale, ma le duemila pagine da me scritte sull'argomento fascismo in quattro corposi volumi, tradotti, letti ed elogiati in tutto il mondo», ribadisce l'autore della serie di romanzi M dedicati a Mussolini. «In qualunque campo si riconosce alla carriera professionale un adeguato riconoscimento economico. L'ad della Rai - spesso definita la più grande azienda culturale del Paese - dimostra invece di non voler riconoscere il valore del lavoro culturale. Dimostra, così, di disprezzare la cultura. Permettermi di notare che questo becero disprezzo lo rende totalmente inadeguato all'importante ruolo che ricopre». Infine, «devo anche notare che questa cortina fumogena, sollevata da argomenti fasulli e fuorvianti, ottiene ancora una volta l'effetto di consentire al presidente del consiglio di non rispondere alle imbarazzanti questioni da me sollevate nel monologo che la Rai mi aveva commissionato e che poi non mi ha consentito di leggere».