Selvaggia: «Viva l’Abruzzo e viva le rustelle!»

La Lucarelli si racconta al Centro dopo il tweet sugli arrosticini: «Amo la regione dei miei nonni»
di Melissa Di Sano
Blogger e giornalista con la passione per l’Abruzzo e gli arrosticini, Selvaggia Lucarelli ha stupito il pubblico della rete lanciando su Facebook e Twitter non le solite immagini di vacanze a bordo piscina con un vassoio di sushi o un piatto fusion (come la moda alimentare vorrebbe), ma le foto del tipico spiedino abruzzese. La Lucarelli, in vacanza nella casa di famiglia a Cupello, ha chiesto a tutti di inviare le loro foto con gli arrosticini. Ed è così che braci e “fornacelle” hanno riempito le sue pagine social. Tanto che anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha deciso di premiarla (si legga l’articolo a fianco).
Ecco la reazione della blogger su Facebook: «Signore e signori, abruzzesi e non, involontariamente ho lanciato il contest più glamour dell'estate. L'altro giorno su Twitter ho scritto che a quelli che postano le foto delle vacanze fighe preferivo quelli che fotografavano arrosticini in Abruzzo. Il riferimento era molto autobiografico sia perché nel frattempo postavo foto di vacanze fighe sia perché vado in Abruzzo tutti gli anni da 41 anni (mia nonna era vastese, mio nonno cupellese) e quindi l'arrosticino è stato il mio latte in polvere. Altro che foto delle spiagge più belle, altro che foto di sushi e fritti di mare, altro che selfie a culo di gallina. Mandate la vostra foto con l'arrosticino abruzzese!».
Arrosticini a parte, quello con l’Abruzzo è un rapporto che l’ironica Selvaggia Lucarelli coltiva da sempre. «I miei nonni erano di origine abruzzese», racconta al Centro la giornalista, «nonno Erminio costruì a Cupello la casa in campagna dove ci ritroviamo da sempre. Prima, quando gli impegni erano inferiori, ci trascorrevo almeno un mese. Oggi vengo per meno tempo ma faccio comunque un salto. Papà Nicola invece si concede i suoi canonici 90 giorni in Abruzzo!».
Quella della Lucarelli è una tipica famiglia abruzzese emigrata al Nord. «Mio nonno era direttore dell’Anagrafe a Genova, rientrò a Cupello durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. E’ in questa casa-rifugio che è sempre stato il suo cuore, tanto che in giardino fece posare un monumento ai caduti, che c’è ancora oggi. Il sangue abruzzese scorre nelle vene di molti di noi del nord Italia».
Chi vive fuori sente la mancanza di questa terra “forte e gentile” che però deve affrontare numerosi problemi sotto il profilo della cura e del rispetto dell’ambiente, ma non solo, come sottolinea la Lucarelli. «Anche per quanto riguarda l’accoglienza turistica, in Abruzzo ci sono tutta una serie di questioni da risolvere. A Cupello ad esempio, siamo stati due giorni senz’acqua perché non si riesce a sostenere il flusso turistico. Una situazione ottocentesca. Quando vengo giù ho ancora la sensazione che sia una parte dell’Italia che deve ancora crescere ed evolversi per arrivare ad un livello di accoglienza simile a quello di altre regioni come le Marche e la Puglia. Ma quando nei miei post ho citato l’Abruzzo non l’ho fatto a caso: mi sono resa conto infatti che tanta gente viene qui in vacanza. E’ il momento di migliorare i servizi offerti, soprattutto nelle località marittime».
Tra i posti di mare rimasti nel cuore della giornalista, ce n’è uno proprio sulla costa vastese. «Per me il mare abruzzese è quello di Punta Penna e di Punta Aderci. Ricordo le lunghe passeggiate da bambina per arrivare alla Grotta delle conchiglie, un paradiso con un fondale di conchiglie appunto. Il massimo per un bambino».
E dopo il mare, una bella grigliata. «Ho tantissimi ricordi sia di mio nonno che del mio papà che cucinano arrosticini sulla fornacella. Mi sono sempre piaciuti molto, anche più dell’ottimo brodetto di pesce tipicamente vastese. E poi, intorno agli arrosticini c’è tutto un mondo che fa dell’ironia la propria forza. Gli abruzzesi hanno un grande senso dell’ironia. I piatti tipici ci sono in ogni regione d’Italia, ma su nessuno esiste una terminologia comica come qui. E poi, gli arrosticini non si esportano, si viene in Abruzzo a mangiarli. Insomma, la globalizzazione ha toccato tutto tranne l’arrosticino!».
E sull’ondata di pubblicità all’Abruzzo e al buon cibo, scaturita dai suoi post, la Lucarelli conclude: «L’ente del turismo abruzzese mi dovrebbe mandare una fornitura di arrosticini per ringraziarmi!».
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