“Senza figura”, quattro artisti con Samorì

1 Ottobre 2021

Alla galleria Monitor di Pereto (con sedi a Roma e Lisbona) la rassegna di opere che escludono la presenza del corpo

PERETO. È una riflessione sulla natura morta la mostra “Senza figura” che il pittore e scultore Nicola Samorì, tra le firme più interessanti della scena artistica, ha curato per la sede marsicana di Pereto, della galleria Monitor di Paola Capata (che ha sedi anche a Roma e Lisbona). L’esposizione viene inaugurata domani alle 12, con apertura fino alle 17. Sarà visitabile fino al 14 novembre, il sabato e la domenica dalle 15 alle 19, gli altri giorni su appuntamento.
“Senza natura” propone opere di quattro artisti, oltre allo stesso Samorì, nell’occasione in doppia veste di pittore e curatore. Si tratta di autori a lui vicini per ricerca, dialogo, condivisione di esperienze, che rileggono il tema della natura morta, uno dei generi cardine della pittura: Chiara Lecca (Modigliana, 1977), Enrico Minguzzi (Cotignola, 1981), Pierpaolo Campanini (Cento, 1964), Mattia Moreni (Pavia 1920 – Brisighella 1999). Le loro creazioni, si legge nelle note di presentazione della mostra, «prendono di petto la natura, mettendosi di fronte a essa in un confronto tutt’altro che pacificato e fluido». Al contrario, gli artisti appaiono interessati all’ambiguità della natura, «alle sue implicazioni semantiche, alle distorsioni delle forme che si compiono in bilico tra contemplazione e colluttazione». Curando una mostra come “Senza Figura”, vale a dire una rassegna di dipinti e sculture che escludono la presenza del corpo, Samorì ha compiuto quasi un atto di auto-censura, essendo invece il corpo un segno ricorrente nella sua opera.
Pittore e scultore, Nicola Samorì (Forlì, 1977) si è diplomato nel 2004 all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive nel Ravennate. Dal 2014 ha tenuto mostre personali e partecipato a collettive in Italia e all’estero. Nel 2015 è stato selezionato per la 56ª Biennale di Venezia nel progetto espositivo curato da Vincenzo Trione “Codice Italia” e ha partecipato a “Gare du Nord” nel Teatro Anatomico di Amsterdam e a “Gare du Sud“ nel Teatro Anatomico dell’Archiginnasio di Bologna, l’anno dopo era alla 16ª Quadriennale di Roma. Poi tanti progetti personali e presenze in collettive in Italia, in Europa e a Taiwan. La mostra di Pereto è la prima in Abruzzo.
José de Ribera e Mattia Moreni i principali riferimenti e “nutrienti” della sua pittura, che ripensa continuamente la pittura stessa, arrivando a lacerare e sfregiare l’immagine. In “Senza figura” «la via dell’in-naturale è aperta in mostra, cronologicamente, da un dipinto di Mattia Moreni del 1970, “L’agonia dell’anguria allunata su pelliccia”, una delle sue celebri non-angurie dove il corpo del frutto è sfregiato da una spaccatura, evocazione di quel sesso femminile che diverrà poi assoluto protagonista nelle sue rappresentazioni immediatamente successive». L’ambiguità di senso ritorna nelle opere esposte, in cui il rapporto col naturale non è mai didascalico. «In Campanini il confronto quotidiano e ostinato con un brandello di natura sfocia in una sorta di trasfigurazione del fogliame, bruciato da bagliori che nella pittura di Minguzzi diventano resine fluorescenti che accolgono una natura in forma di pura espulsione mentale. In Chiara Lecca la presenza del frammento animale sconfina otticamente in altri regni: le bolle alabastrine che si gonfiano come le angurie di Moreni sono in realtà vesciche animali, così come i fiori recisi sono orecchie di coniglio tassidermizzate. Fiori falsi, come quelli ritratti da Samorì nell’olio su breccia di Vendôme "Secondo natura", poiché non sono stati dipinti, bensì come “trovati” sulla pietra e costretti a prendere forma attraverso l’assedio del colore che ne minaccia i perimetri rivelandoli al contempo». (afu)