Serena Altavilla all’Auditorium del Parco

In scaletta i brani tra punk e avanguardia dell’album d’esordio “Morsa”
L'AQUILA. Dopo il concerto dell'artista milanese, Paolo Benvegnù, la rassegna culturale dell'Università dell'Aquila, “Un anno con tredici lune”, prosegue con un secondo appuntamento dedicato alla musica. In scena la cantautrice Serena Altavilla, che domani alle 19, all’Auditorium del Parco, presenterà i brani del suo album d’esordio, Morsa, appena pubblicato dall’etichetta indipendente Blackcandy Produzioni e prodotto da Marco Giudici.
Già frontwoman dei Blue Willa e dei Solki, con alle spalle collaborazioni, in studio e dal vivo, con Calibro 35, Mariposa, La Band del Brasiliano, Tundra Orbit e Il Complesso di Tadà, Altavilla abbina a un background musicale costruito sul punk come sulla tradizione popolare e le musiche d’avanguardia, capacità performative affinate nel corso di varie esperienze teatrali. Dotata di una grande duttilità vocale, in Morsa Altavilla parla di fragilità, rotture e rinascite, disegnando scenari variegati e personali, a metà strada tra il reale e l’onirico. L’album, composto da dieci tracce, si avvale della collaborazione di un nutrito numero di ospiti, tra cui Adele Altro (Any Other), Francesca Baccolini (Hobocombo), Alessandro Cau (Geoff Barrow, Miles Cooper Seaton), Luca Cavina (Calibro 35, Zeus!), Enrico Gabrielli (Calibro 35, PJ Harvey, Mariposa), Matteo Lenzi (Filarmonica Municipale LaCrisi), Jacopo Lietti (Fine Before You Came), Fabio Rondanini (Afterhours, Calibro 35, I Hate My Village) e Valeria Sturba (OoopopoiooO). Dall’album Morsa è stato estratto il primo singolo Epidermide, con un videoclip creato dal collettivo John Snellinberg e diretto da Patrizio Gioffredi, che ha assecondato le venature dark e romantiche della canzone ambientando il tutto in un minimale set teatrale, con luci cangianti ed espressioniste e un montaggio che gioca con il buio. Sulla scena Altavilla interagisce con il suo "doppio", a cui presta il corpo l’attrice e regista Livia Gionfrida. «La sensazione», spiega l'artista, «è quella di essere stata morsa dalla taranta; ce l’ho spesso avuta, così come la sensazione di essere stretta in una morsa, di non riuscire a muovermi, reagire e scappare. Il morso della tarantola, il morso che dà vita a una purificazione passando per l’isteria e la perdita di senno, è l’espressione di una lotta interna ed esterna che solo la musica può curare. La spinta a cercare ciò che morde all’esterno, la ricerca dello scontro. Sentire il bisogno di esplodere per ritrovare i pezzi e ricomporsi, per rinascere". L'ingresso è libero e senza prenotazione.

