Setak, dialetto abruzzese e blues: il concerto gratuito a “Le Dune”

SILVI. Sound internazionali si mescolano al dialetto abruzzese con l’intento di «creare qualcosa che potesse essere esportato ovunque». . Un progetto originale, nato dal sodalizio tra Nicola Pomponi,...
SILVI. Sound internazionali si mescolano al dialetto abruzzese con l’intento di «creare qualcosa che potesse essere esportato ovunque». . Un progetto originale, nato dal sodalizio tra Nicola Pomponi, in arte Setak, e il suo produttore Fabrizio Cesare. Un’idea vincente che, negli anni, ha conquistato consensi sempre più importanti e numerosi. Il cantautore e musicista, originario di Penne, porterà questa sera a “Le Dune” di Silvi Marina, a partire dalle ore 21.30, una tappa del tour che lo ha visto calcare i palchi di tutta Italia: Canzoni a fondo perduto. L’ingresso è gratuito.
«Proporrò i brani contenuti nei miei due album, Blusanza e Alestalé», racconta Setak, intervistato dal Centro. «Canzoni a fondo perduto», continua, «perché questo è il modo in cui sono nate le mie canzoni. È un po’ lo stesso amore che si prova per un figlio, sono canzoni nate per ispirazione e non per costruzione… ho voluto rimarcare questo concetto che adesso è un po’ démodé».
Con Blusanza, incontro tra “blues” e “transumanza”, sintesi di “sentimento” e “appartenenza”, il suo album di esordio, pubblicato nel 2019, Setak ha vinto il Premio Loano come miglior disco della categoria under 35, è stato finalista alle Targhe Tenco e al Premio Parodi. Il blues, ossia il genere in cui il cantautore e musicista si identificava maggiormente, e la transumanza, spiega, «intesa un po’ come il viaggio della vita, di chi parte e torna cambiato, il viaggio e il ritorno a casa».
Alestalé, pubblicato nel 2021, è entrato, quell’anno, nella cinquina delle Targhe Tenco per il miglior album in dialetto, classificandosi al secondo posto.
Attualmente, è in lavorazione il suo terzo disco. «Il progetto non ha nulla a che vedere con la musica popolare e folkloristica. La scelta di cantare in dialetto è legata a un’esigenza espressiva e melodica. Venivo da un periodo di crisi, quando è nata l’idea. Io e il mio produttore ci siamo detti: “Facciamo qualcosa che ci piace, di cui non ci pentiremo, di cui saremo orgogliosi”. Ovvero mescolare la musica con cui sono cresciuto, che fa parte della mia formazione emotiva, con le mie radici. È la musica che si porta dietro il dialetto, lì sta l’esportabilità del progetto. Uso il dialetto come lingua, perché lo è, e con la musica diventa esportabile. Mi piaceva l’idea di creare una sintesi musicale internazionale mischiata alle mie radici. Tratto temi che possono essere condivisi da tutte le persone del mondo».
Deriva dal soprannome di famiglia, invece, lo pseudonimo scelto, con cui si è fatto strada nel mondo della musica. Setak: “lu setacciar”. Un omaggio alle sue origini, ai suoi antenati setacciari, che costruivano strumenti per filtrare la farina.
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