Setak porta il suo blues “in dialetto” a teatro

Il cantautore pennese sul palco del Massimo di Pescara con ospite l’amico Mimmo Locasciulli
PESCARA. Aveva appena sei anni la prima volta che si è esibito, in un locale di Penne, con il suo primo gruppo: i MaNiNa. Ha lavorato come session man per Fiorella Mannoia, Mimmo Locasciulli, Noemi, Donatella Rettore, Tommaso Paradiso. Le sue canzoni sono scritte in abruzzese ma hanno il sapore dell’internazionalità: una sintesi di suoni e ritmi provenienti da tutto il mondo.
Il chitarrista e cantautore pennese Setak, al secolo Nicola Pomponi, salirà sul palco del Teatro Massimo di Pescara il prossimo 1° dicembre (inizio concerto: ore 21.30). Di ritorno dal Teatro Ariston di Sanremo, dove si è esibito nell’ambito della Rassegna della Canzone d’Autore – Premio Tenco 2021, Setak proporrà i brani contenuti nei suoi album “Alestalé” (2021) e “Blusanza” (2019). Lo pseudonimo con cui si sta facendo strada con successo nel mondo della musica deriva dal soprannome di famiglia: “lu setacciar”.
«Il mio bisnonno e il mio nonno costruivano i setacci. I soprannomi te li porti dietro sempre», dichiarava Nicola Pomponi al Centro, alla vigilia del concerto estivo che tenne al Porto Turistico di Pescara, nell’ambito della kermesse Estatica, dove fece tappa con il tour legato al disco “Alestalé”. Il suo primo album “Blusanza”, crasi di blues e transumanza, sintesi di sentimento e appartenenza, ha vinto il Premio Loano come miglior disco della categoria under 35, è stato finalista alle Targhe Tenco e al Premio Parodi, dove ha ricevuto il premio per la migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi.
Il titolo“Blusanza” unisce un genere particolarmente amato da Setak, il blues, alla transumanza, che rappresenta «il viaggio della vita, il ritorno a casa cambiato dall’esperienza». Il disco “Alestalé”, uscito lo scorso maggio, è entrato nella cinquina delle Targhe Tenco 2021 come Miglior album in dialetto, classificandosi al secondo posto. Il suo progetto artistico è stato definito come una delle realtà più interessanti in circolazione. «Non ha nulla a che vedere con la musica popolare e folkloristica. La scelta di cantare in dialetto è legata a un’esigenza espressiva e melodica: è la musica che si porta dietro il dialetto e non il contrario», spiegava al Centro il chitarrista e cantautore pennese. «Volevo dar vita a qualcosa che potesse essere esportato ovunque». Un progetto artistico molto ricco, in cui i generi musicali si incontrano e si fondono, ascoltabile ovunque. «Non vedo l’ora di portare le mie canzoni a teatro», dice ora, parlando del concerto di dicembre al Massimo, che vedrà ospite speciale il cantautore Mimmo Locasciulli, maestro, amico e compaesano. «L’atmosfera di luci e silenzio che si crea in questi luoghi rappresenta la cornice ideale per ciò che racconto», aggiunge Setak, promettendo che la serata sarà «una festa indimenticabile». Il cantautore sarà accompagnato dalla sua band, composta da Fabrizio Cesare (basso e tastiere), Nazareno Pomponi (tastiere), Emanuele Carulli (chitarre), Valerio Pompei (batteria) e Morgan Fascioli (percussioni).
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