«Siamo come La Russa-Schlein che pomiciano»

Zalone senza freni, De Gregori ride: la strana coppia a Caracalla con il primo dei due concerti-evento
Ridono, si divertono, si lanciano sguardi d’intesa. Francesco De Gregori e Checco Zalone, la coppia che non ti aspetti, hanno debuttato mrcoledì con il primo dei due concerti-evento De Gregori Zalone – Voce e Piano (& Band) alle Terme di Caracalla a Roma (la seconda data il 9 giugno). «Sono davvero emozionato, questo è un evento unico, eccezionale» dice l’attore e regista pugliese, per l’occasione nelle vesti del (valente) pianista, salutando il pubblico che ha riempito fino all’ultima fila l’antico sito dopo aver aperto il live con l’esecuzione di Deborah’s Theme di Ennio Morricone per la colonna sonora di C’era una volta in America, «eccezionale come La Russa che pomicia con Schlein. Non è bello, ma è eccezionale». «Eccezionali entrambe le cose, sia Schlein che La Russa», gli fa eco il cantautore romano, che pur con qualche divertito imbarazzo qua e là (soprattutto quando si trova a cantare i brani molto poco politically correct del collega, senza riuscire a trattenere qualche risatina, «perdonatemi») si presta a giocare con il mattatore.
In scaletta brani dell’uno e dell’altro (che il 12 aprile hanno pubblicato insieme l’album Pastiche), perché Zalone oltre che per il cinema ha una passione per la musica, tanto da entrare più volte nella cinquina dei David di Donatello per la Canzone originale e vincere nel 2021 con Immigrato, nella colonna sonora di Tolo Tolo. Il brano, dissacrante come la sua cifra stilistica, che ha cantato anche mercoledì sera: «L’ho proposto a Vannacci per la campagna elettorale ma l’ha rifiutato e ha preferito Generale di De Gregori, pure pagando. Io glielo avrei dato gratis». Nessun commento da parte dell’artista romano, che si è visto «citato» in questi giorni sia nei comizi pre-elettorali di destra (la Lega con Generale) che di sinistra (il Pd con Viva l’Italia). Entrambi i brani, forse non a caso, sono rimasti fuori dalla scaletta. Il Principe ha invece scelto di inserire Il cuoco di Salò, «una canzone su un pezzo di storia d’Italia», ha detto De Gregori, che non ha rinunciato a successi senza tempo come Rimmel, Buonanotte Fiorellino, Sempre e per sempre, La Donna Cannone, pescando però anche nel suo repertorio «canzone che non sono nel mainstream».
«Potete cantare, ha promesso che non si arrabbia», ha incitato Checco Zalone, sfidando la proverbiale riottosità del cantautore ai cori della platea, dove mercoledì sedevano anche Malika Ayane, Pacifico, il fratello Luigi Grechi De Gregori, Francesco Piccolo e il sindaco Roberto Gualtieri. L’attore, tra le risate del pubblico, oltre a Immigrato, ha portato sul palco Angela, Culu Piatto, Poco Ricco, Patriarcato, Gli uomini sessuali: «Questo è diventato l’inno del Vaticano. Pensavo di essere il più scorretto d’Italia, poi è arrivato il papa», scherza Zalone riferendosi alle parole che avrebbe usato Francesco nei giorni scorsi a proposito dei gay nella Chiesa. «Siamo fatti tutto un po’ a modo nostro, W l’amore!». I due eventi di Roma rimarranno, per ora, unici, ma De Gregori ha annunciato che – dopo il tour estivo – dal 29 ottobre al 23 novembre terrà 20 concerti al Teatro Out Off di Milano con lo spettacolo Nervergreen (Perfette sconosciute). «Siamo una squadra... bravissimi», ha concluso la strana coppia dopo 2 ore di risate e musica.