Silone e don Orione, legame senza tempo

1 Maggio 2015

Padre Peloso ricorda lo scrittore di Pescina a 115 anni dalla nascita

PESCINA. Il primo maggio del 1900 nasceva a Pescina Ignazio Silone, tra gli intellettuali e gli scrittori abruzzesi più famosi al mondo, autore che seppe raccontare con pagine indimenticabili la sua terra natìa e la sciagura del terremoto del 1915. A distanza di 115 anni dalla nascita Silone è più vivo che mai. Nelle pagine delle sue tante opere, nei ritratti di chi lo ha conosciuto, ma anche nell'importante premio internazionale che la sua Pescina organizza da 20 anni in suo onore.

Quest'anno il padre di “Fontamara” è stato ricordato ponendo un particolare accento sul suo legame con il terremoto di Avezzano. Silone, infatti, sotto le macerie provocate dal sisma perde tutta la sua famiglia e resta solo con il fratello Romolo e la nonna materna Vincenza, che poi per lui ottiene un posto in un collegio romano.

In questi anni Silone incontra «uno strano prete», don Orione, che segnerà per sempre la sua esistenza. «Il mio ricordo di Silone è sicuramente legato alle parole e ai racconti della moglie Darina Elisabeth Laracy», racconta don Flavio Peloso, settimo successore di San Luigi Orione, «fu lei, che ho accompagnato come padre spirituale, che mi fece conoscere da vicino l'uomo Silone, con aneddoti, ricordi e tante storie di vita. Questa donna, che è rimasta incantata dalla lucidità di Silone, mi parlava sempre di lui e ovviamente del suo profondo legame con don Orione. Nel capitolo del libro “Uscita di sicurezza”, intitolato proprio “Incontro con uno strano prete”, Ignazio Silone ha fotografato l'impronta spirituale che don Orione aveva lasciato in lui. In quest'uomo lo scrittore ha trovato la purezza evangelica. Ha avuto di lui sempre un’immagine quasi divinizzata».

Le parole che l'intellettuale di Pescina ha utilizzato per descrivere don Orione sono le stesse che centinaia di orfani del terremoto di Avezzano, e non solo, hanno trasmesso nel tempo. Un legame particolare il loro, politico attivista uno, dedito ai poveri e agli ultimi l'altro, che li ha tenuti uniti fino all'ultimo.

Silone, infatti, fu uno dei testimoni dell'azione di don Orione nel post terremoto utile poi nel processo di canonizzazione del sacerdote. «Mi impressionava il suo modo di credere in Dio», raccontava Silone nel novembre del 1964, durante la sua testimonianza al processo di beatificazione di don Orione, «più presente delle cose reali, e la carità che permeava il contatto con gli interlocutori, dei quali, in certi casi, prevedeva l’avvenire».

Quel legame indissolubile è oggi ancora vivo e soprattutto viene trasmesso dagli orionini come simbolo dell'operato del loro padre fondatore.

«Nel nostro mondo», continua don Peloso, che in occasione del centenario del terremoto di Avezzano ha parlato del legame tra don Orione e tutti gli orfani della Marsica, «ricordiamo Silone prima di tutto come un ex allievo e senz’altro come uno scrittore che ha permesso a don Orione di essere conosciuto dal mondo. Le parole poi che ha usato nel racconto “Un Natale indimenticabile”, utilizzato anche nell'azione della canonizzazione di don Orione, sono per noi molto significative».

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