Silone e l’intervista in ciclostile per “Mondo Cagno”

Nel 1964 alcuni giornalisti in erba di Rocca Di Cambio convincono lo scrittore a raccontarsi sul periodico locale
L’AQUILA. Quella presenza discreta era passata inosservata per la maggior parte degli abitanti, ma non per quel gruppo di “ragazzetti” che nel 1964 avevano un’età compresa tra i 15 e i 16 anni e un sogno da realizzare: l’intervista a Ignazio Silone. Proprio quell’anno Silone aveva scelto di trascorrere il mese di agosto a Rocca di Cambio, nell’hotel Monte Cagno. Ed è tra le mura dell’hotel, oggi rinnovato rispetto al progetto originario, che scrisse l’ultimo capitolo di “Uscita di sicurezza”.
Non fu semplice per il gruppo di giornalisti in erba riuscire a “intercettare” Silone, anzi. Nel 1964 fu addirittura impossibile. Ma l’anno dopo lo scrittore tornò. Se l’operazione andò a buon fine fu solo grazie alla soffiata dell’allora direttore del Monte Cagno. I ragazzi, armati di carta, penna, buone gambe e tanta pazienza, decisero di marcarlo stretto, come farebbe ogni buon giornalista. A raccontare quell’esperienza è Pio Di Stefano, oggi ristoratore a Rocca di Cambio. «Cominciammo ad appostarci nei pressi dell’albergo per seguire tutte le sue mosse, e un giorno riuscimmo a incontrarlo mentre passeggiava. Avevamo solo un block notes e una penna, e lui all’inizio sembrava un po’ imbarazzato, ma alla fine riuscimmo e convincerlo, e fu anche molto cordiale».
La prima, inevitabile domanda, riguardò i motivi che lo avevano spinto a scegliere Rocca di Cambio. «Da vari anni», rispose Silone, «suddivido le mie ferie estive tra il mare delle isole dell’Egeo, e la montagna. Rocca di Cambio unisce per me due requisiti importanti: ha un’altitudine sui 1400 metri, che è per me la più indicata, ed è un ambiente ancora relativamente quieto mentre, ad esempio, Zermatt, nelle vicinanze di Saas-Fee, pur essendo più tranquilla è sui 1700 metri, e per questo secondo motivo io non vi sono più tornato». Fu in quell’occasione che Silone, registrato in albergo con il nome di Secondino Tranquilli, rivelò di aver scritto l’ultimo capitolo di uscita di sicurezza a Rocca di Cambio. Ma non fu la natura a ispirarlo.
«È da tempo», disse ai ragazzi, «che la letteratura, come anche la lettura, si è emancipata dalla riproduzione del paesaggio naturale. Il paesaggio letterario è ora in funzione dei personaggi, e questi sono l’emanazione dell’animo dell’autore».
Nel 1965 il Premio Viareggio era stato vinto da Goffredo Parise con “Il padrone”, edito da Feltrinelli. Il giudizio di Silone su verdetto? «Non bisogna dare troppa importanza ai premi letterari. Come i concorsi di bellezza, essi sono manifestazioni complicate in cui il commercio e la politica esercitano spesso un ruolo prevalente sui valori dell’arte o della natura. È anche da ritenere assolutamente arbitraria e futile l’applicazione agli scrittori delle classifiche in uso nelle corse ciclistiche: primo, secondo, terzo arrivato e così di seguito. Le opere d’arte sono difficilmente paragonabili».
L’intervista fu pubblicata su “Mondo Cagno”, giornale stampato col ciclostile che chiuse i battenti nel 1975. Della redazione, oltre a Pio Di Stefano, facevano parte il direttore Guglielmo Marinangeli, futuro ingegnere, Giancarlo Marinangeli, futuro primario di nefrologia, Luciano Milone, Ettore Nissi, il vignettista Cesare Colorizio, futuro ingegnere, e ancora Piergiorgio Desiati, futuro nutrizionista della nazionale italiana di rugby, Carmine Di Stefano, Franco Di Stefano, Bernardino Marinangeli, che non ci sono più. Che ricordi ha Pio Di Stefano di quel periodo? «Silone passeggiava lungo la via del Braccio, che porta alla pineta. Scriveva fino alle 9-9.30, poi usciva per la passeggiata. Faceva circa cinque chilometri al giorno. Noi la macchina fotografica non l’avevamo, e per questo motivo non siamo riusciti a fotografarlo. La prima volta ci parlò della sua Pescina, di sua madre, che era morta durante il terremoto del 1915, e di suo fratello. Ci parlò delle sue disavventure in campo politico, e ci disse che era più conosciuto per queste che per i suoi meriti letterari. Poi riprese la sua passeggiata».
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